giovedì 4 aprile 2013

Dal Giappone: la calvizie aumenta il rischio di patologie cardiache

Un tempo si riteneva essere simbolo di virilità. Credenze a parte, la calvizie è un serio problema che affligge sempre più maschi ed è in costante, preoccupante, aumento.
A far aumentare le preoccupazioni potrebbe essere uno studio, pubblicato sulBritish Medical Journal, che suggerisce come calvizie maschile aumenti il rischio di malattie coronariche e cardiache.
La revisione, basata su dati Medline e Cochrane Library, si è avvalsa di 6 studi scelti tra quelli che soddisfacevano tutti i criteri di ammissibilità. Gli studi, sono stati sottoposti alla lente dei ricercatori dell’Università di Tokyo e il primo dato emerso è la maggiore probabilità di sviluppare malattie dell’apparato cardiovascolare da parte di coloro che hanno perso gran parte dei capelli, rispetto a coloro che invece ancora li conservano.
A essere più a rischio sarebbero coloro che presentano un maggiore diradamento dei capelli “a corona”, piuttosto che coloro che sono stempiati: per cui è peggio perdere i capelli nella parte superiore della testa che non nella parte anteriore.
Gli studi analizzati sono stati pubblicati tra il 1993 e il 2008, e hanno visto il coinvolgimento di circa 40mila uomini. La media di durata degli studi è stata di 11 anni e ci si è concentrati  su uomini di età inferiore ai 55 anni. I ricercatori hanno stabilito che gli uomini del tutto calvi o ampiamente calvi hanno il 44 per cento di maggiori probabilità di sviluppare una malattia coronarica – secondo i primi tre studi. Secondo invece gli altri tre, gli uomini calvi hanno un rischio del 70 per cento di malattia cardiaca nella fascia di età media; nella fascia di età più giovane il rischio, poi, aumentava dell’84 per cento.
Tra le diverse possibili spiegazioni all’aumentato rischio di malattie cardiovascolari, i ricercatori citano una possibile resistenza all’insulina (precursore del diabete), un possibile stato d’infiammazione cronica dell’organismo, l’aumento alla sensibilità al testosterone. Tutti questi, e possibili altri, sono noti fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. 

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