mercoledì 10 aprile 2013

Carne rossa, a risentirne sono le arterie


Gli effetti sulle arterie di un abuso di grigliate a base di carne rossa potrebbero dipendere dalla composizione di batteri che popolano il nostro intestino. Lo ha scoperto uno studio della Cleveland Clinic in Ohio che per la prima volta ha identificato un "cortocircuito" tra un consumo prolungato di bistecche e filetti e la predilezione che i batteri hanno per un aminoacido “chiave” presente nella carne: la 
L-carnitina. 
Tale amminoacido rappresenta un mattone fondamentale per muscoli sani e lo si ritrova anche in integratori e bibite energetiche. 

Su Nature Medicine i ricercatori americani guidati da Stanley Hazen hanno studiato il fenomeno sui topi, scoprendo che dopo averli nutriti per 15 settimane consecutive con integratori che simulavano una dieta “carnivora”, nell'intestino dei roditori i batteri intestinali cominciavano a convertire la L-carnitina in N-ossido di trimetilamina (Tmao), un composto che si trova nel sangue e che pare correlato con un futuro rischio di malattie cardiache. I topi avevano così un rischio doppio di aterosclerosi, l'indurimento delle arterie che anticipa infarti e ictus. 
Ricerche precedenti avevano dimostrato che un frequente consumo di carne rossa è associato a un aumento del rischio cardiovascolare, ma che il colesterolo e i grassi saturi della carne rossa non sembrano da soli una spiegazione sufficiente per i maggiori rischi cardiovascolari. Così ricercatori americani hanno valutato le cartelle cliniche di circa 2.500 pazienti distinti tra onnivori, vegani e vegetariani alla ricerca dei livelli di carnitina e Tmao. 
Risultato: i soggetti che hanno contemporaneamente un livello più alto di entrambi corrono un rischio maggiore per il cuore, ma a sorpresa i vegetariani e i vegani anche assumendo carnitina non subiscono un innalzamento del composto anti-arterie. Tutto dipenderebbe dalla composizione della flora batterica. “I batteri che vivono nel nostro apparato digerente sono modificati dalle nostre abitudini alimentari a lungo termine – spiega Hazen – e una dieta a base di carnitina di lungo periodo sposta effettivamente la composizione microbica intestinale”. 

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