mercoledì 12 dicembre 2012

In Italia aumentano: sedentarietà, obesità e diabete

Italiani allergici allo sport. Non sono buoni dati quelli che emergono dalla «Relazione sullo stato sanitario del Paese», riferita al 2011 e presentata al Ministero della Salute.
Una "fotografia" impietosa del nostro stile di vita: un terzo della popolazione non svolge alcuna attività fisica e più di quattro italiani su dieci sono "extralarge", con il 32% di adulti in sovrappeso e l'11% obeso. Un problema che cresce con l'età ed è più frequente negli uomini, nelle persone con basso livello di istruzione e in quelle con maggiori problemi economici.
 Ma la situazione è preoccupante anche per i bambini: l'11% è obeso e il 22,9% è in sovrappeso. La sedentarietà è più diffusa al Sud, tra i 50-69enni, nelle donne, nelle persone con livello di istruzione più basso e in quelle che riferiscono molte difficoltà economiche.
La provincia di Trento ha la percentuale più bassa di persone in sovrappeso e obese (29%), mentre la Puglia è la regione con la percentuale più alta (49%).
Va detto però che a tavola siamo abbastanza bravi: il 97% degli intervistati ha dichiarato di mangiare frutta e verdura almeno una volta al giorno, il 39% 3-4 porzioni; solo il 10% (più donne) ha riferito un consumo di almeno 5 porzioni al giorno di frutta e verdura, come consigliato dai medici. A tutto ciò va aggiunto che quasi il 5% della popolazione è diabetico: 3 milioni di persone. La prevalenza del diabete mellito in Italia è in regolare aumento nell'ultimo decennio: ne soffre il 4,9% degli italiani (5% delle donne, 4,7% degli uomini). La prevalenza della patologia aumenta con l'età fino al 19,8% negli ultra 75enni; tra 35 e 64 anni è maggiore fra gli uomini, mentre oltre i 65 anni è più alta fra le donne.
FUMO E ALCOL - A preoccupare è la diffusione del vizio fra i giovanissimi, nonostante il divieto di vendita di sigarette ai minori di 16 anni (18 anni dopo il dl Balduzzi). La Global Youth Tabacco Survey evidenzia che il 46% dei ragazzi di 13, 14 e 15 anni ha fumato almeno una volta e il 92% ha dichiarato che i rivenditori non si sono mai rifiutati di vendere loro le sigarette. Se nel 2010 la vendita di sigarette si è ridotta del 2,4% rispetto al 2009, è invece aumentata moltissimo (+32,7%) quella del tabacco trinciato a un costo inferiore, particolarmente "appetibile" per i giovani consumatori. Sul fronte dell'alcol, sono più di 8 milioni e mezzo gli italiani considerati a rischio. Un milione e 300mila giovani fra gli 11 e i 25 anni presenta rischi correlati al consumo fuori pasto o al binge drinking, il bere ripetutamente in modo compulsivo fino a ubriacarsi. Il fumo uccide dai 70mila agli 83mila italiani: oltre il 25% di questi decessi riguarda persone di età compresa tra i 35 e i 65 anni. Su 52 milioni di abitanti con età superiore ai 14 anni, i fumatori sono circa 11,6 milioni (22,3%) di cui 7,1 milioni di uomini (28.4%) e 4,5 milioni di donne (16.6%). Le malattie cardiocircolatorie restano la prima causa di morte con 224.830 decessi (38,2%), seguite dai tumori con 174.678 (29,7%).
GIOCO E DROGHE - Gli italiani hanno anche un'altra "malattia", quella del gioco d'azzardo, che colpisce circa 700mila persone, di cui 300mila in modo grave. Nel 2011, limitatamente alle Regioni che hanno trasmesso i dati, sono risultati in trattamento per gioco d'azzardo patologico 4.687 persone, di cui l'82% maschi. Sempre in tema di dipendenze, ecco il capitolo dedicato alle droghe: nel 2010 la sostanza per cui la richiesta di trattamento è stata più diffusa è l'eroina (70,1% dei pazienti), seguita dalla cocaina (15,2%) e dai cannabinoidi (9,2%). L'8,7% dei pazienti presi in carico dai servizi pubblici è stato trattato presso le strutture riabilitative e il 62,9% è stato sottoposto a programmi farmacologici integrati.
CONSUMO FARMACI - Sul fronte della spesa farmaceutica, diminuisce quella a carico del Servizio sanitario nazionale, mentre aumenta il consumo di farmaci in tutte le Regioni, ad eccezione di Campania (-5,9%) e Puglia (-2,2%). Gli incrementi più elevati rispetto al 2010 sono stati registrati nella Provincia autonoma di Bolzano (+3,6%), in Umbria (+3,3%) e Lombardia (+3,3%). La categoria terapeutica a maggiore impatto di spesa e consumo è quella dei farmaci per il sistema cardiovascolare, seguita da quelli per l'apparato gastrointestinale e metabolismo. Un capitolo a parte è quello dell'implementazione della rete delle malattie rare, per cui il Ministero ha destinato 5 milioni di euro alle Regioni, cui si aggiungono i 20 milioni di euro previsti dall'accordo Stato-Regioni. Nel 2011 è stata inoltre avviata la stesura di un Piano nazionale per le malattie rare che l'Italia intende adottare entro il 2013.
CESAREI E TRAPIANTI - Un altro tema affrontato nell'indagine è quello del parto cesareo, che continua a far registrare tassi molto elevati soprattutto nelle regioni del Sud, nonostante il rischio di morte materna sia di 3-5 volte superiore rispetto al parto naturale e la morbosità puerperale di 10-15 volte superiore. Nel 2010 sono stati effettuati 211mila parti cesarei con una variabilità sul territorio molto elevata: le regioni del Sud presentano un tasso di cesarei superiore al 40%. Buone notizie invece sul fronte dei trapianti: nel 2011 il numero dei donatori è stato 1.319 contro i 1.301 dell'anno precedente, con un incremento in particolare nelle regioni del Centro-Sud. Un dato molto importante è l'aumento del 13% dei trapianti di rene da vivente.
STILI DI VITA - «Complessivamente il Paese è in buono stato di salute: i numeri 2011 rispetto al 2010 verificano un complessivo stato di salute comparato a quello degli altri Paesi europei che dà speranza per il futuro - ha detto il ministro della Salute Balduzzi presentando la Relazione -. Si tratta di prestare attenzione non solo ai dati sanitari e dell'organizzazione sanitaria ma anche a tutti gli altri fattori che determinano la salute, quindi problemi ambientali, gli stili di vita, le abitudini alimentari. Sotto tutti questi profili si registrano dati positivi per quanto riguarda la capacità di contrastare le malattie e alcuni profili problematici relativi agli stili di vita». Per quanto riguarda la sforbiciata alla sanità, Balduzzi ha ribadito che «il taglio dei posti letto non significa ridurre i servizi ai cittadini: quello che si vuole fare non è tagliare ma riorganizzare e ristrutturare la qualità del servizio. L'obiettivo è quello di migliorare l'assistenza collegando ospedale con territorio e Pronto soccorso». Infine il ministro, parlando della questione dell'Ilva e degli altri siti altamente inquinati, ha detto che «il monitoraggio e l'impegno contro l'inquinamento d'amianto e da altre sostanze continueranno con maggiori risorse».

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