lunedì 12 novembre 2012

Uomini, maggiore attenzione alla vostra salute

Gli uomini rispetto alle donne vanno meno dal medico, fanno utilizzo inferiore di farmaci e affrontano meno vaccinazioni. Si preoccupano poco o niente della propria salute, si curano il minimo indispensabile, la prevenzione è per la maggior parte di loro una grande sconosciuta. Salvo rarissime eccezioni, la malattia è una sorta di tabù col risultato che finiscono per non essere informati né sulle norme più elementari per mantenersi in salute, né sui rischi che corrono.
«Uno degli stereotipi della mascolinità, l’atteggiamento di sfida nei confronti del rischio, influenza in modo negativo il comportamento degli uomini nei confronti sia della prevenzione sia della cura tempestiva delle malattie - conferma Riccardo Valdagni, direttore del Programma prostata dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano e coordinatore scientifico della Fondazione ProAdamo che vuole fare di novembre il "Mese della Salute Maschile" -.

Il messaggio che vogliamo promuovere è l’importanza di prendersi cura di sé stessi. È ormai una certezza che per restare sani e giovani più a lungo è fondamentale non fumare, moderare il consumo di alcol, mangiare meglio e mangiare meno, muoversi di più. Oltre alle sane abitudini che valgono per tutti, uomini e donne, e alle corrette informazioni, servono però i controlli. Altro dato di fatto è che i maschi italiani terminate le visite pediatriche non vanno più dal medico, a meno che non possano proprio farne a meno (così di solito si presentano con un disturbo in fase avanzata, trascurato per settimane o mesi, talvolta anni). E poiché oggi si registra un aumento preoccupante delle patologie della sfera riproduttiva e sessuale maschile, in buona parte legate a comportamenti scorretti o dannosi acquisiti già in età giovanile, il messaggio degli specialisti è chiaro: prima i genitori e poi i ragazzi devono imparare a prendersi cura della "salute maschile".
VISITA ANDROLOGICA - «In Italia meno del 5% dei ragazzi sotto i 20 anni ha fatto una visita dall’andrologo, il corrispettivo del ginecologo per le donne - dice Andrea Lenzi, andrologo, direttore del Dipartimento di Fisiopatologia medica all’Università La Sapienza di Roma - mentre più del 40% delle ragazze coetanee è stato almeno una volta da un ginecologo. Fino a che è esistito il servizio militare obbligatorio, tutti i ragazzi ricevevano un esame andrologico durante la visita di leva, ora resta il vuoto per anni. L’ideale sarebbe fare la prima visita andrologica già nell’infanzia, perché eventuali anomalie negli organi sessuali si manifestano molto presto ed è bene trattarle il prima possibile per evitare eventuali effetti negativi sulla futura fertilità. In età infantile bisogna controllare che i testicoli siano normalmente scesi nello scroto e quindi che non ci sia criptorchidismo, né che ci siano alterazioni del pene». Una visita specialistica durante la pubertà può aiutare i ragazzi alle prese con normali dubbi e preoccupazioni sul corpo che cambia e serve per verificare che non vi siano problemi di sviluppo degli organi sessuali o patologie come il diffusissimo varicocele, che può incidere sulla fertilità futura.
CONTROLLI REGOLARI - Altra tappa importante è verso i 18 anni, per controllare che lo sviluppo sia completo, che non ci siano alterazioni del pene, che non sia comparso del varicocele e soprattutto che non ci siano segni di tumore al testicolo, che colpisce più frequentemente i giovani maschi. Visite regolari, magari annuali, a questa età aiuterebbero i ragazzi a imparare come preservare la salute degli organi riproduttivi e a difendersi dalle malattie sessualmente trasmissibili. «Fughiamo ogni timore - precisa Lenzi -: una visita dall’andrologo si svolge come un normale controllo medico. Inizia con una conversazione che serve a raccogliere dati su stato di salute e storia sanitaria personale e termina con una visita generale durante la quale l’attenzione si sofferma su organi genitali, capezzoli e peluria. Solo in caso si sospetti qualche disturbo, vengono richieste ulteriori indagini, ad esempio analisi del sangue, un esame del liquido seminale o una ecografia dei testicoli». Dall’adolescenza in poi gli uomini dovrebbero poi imparare sia ad evitare stili di vita nocivi per la vita sessuale e riproduttiva (e per la salute in generale), come un’alimentazione non equilibrata, il sovrappeso, l’abuso di fumo, alcolici, l’uso di droghe o di sostanze dopanti, sia a eseguire l’autopalpazione per tenere sotto controllo la salute degli organi genitali.
POSSIBILI DISTURBI - Negli adulti, è importante ricercare sintomi di infezioni legate all’attività sessuale o di alterazioni della fertilità, oppure di disfunzioni sessuali, come i disturbi dell’erezione. E in seguito cercare i segni di problemi ormonali e patologie prostatiche, tipici in un’età più avanzata. «A 40 anni sarebbe indicata una prima visita dall’urologo - conclude Giario Conti, presidente della Società Italiana di Urologia Oncologica (Siuro) -. I soggetti a rischio di tumore, cioè quelli che hanno una familiarità per carcinoma della prostata, o quelli che hanno sintomi e disturbi della minzione, dovrebbero poi eseguire il test del Psa almeno una volta tra i 45 e i 50 anni: sulla base del risultato si possono disegnare le strategie dei controlli e la frequenza del test. Alterazioni nell’esito del Psa provano la presenza di un disturbo della ghiandola prostatica: può essere solo un aumento di volume della ghiandola, un’infiammazione, un’infezione, ma può essere anche un tumore. Infine, è fondamentale che gli uomini di tutte le età imparino a non trascurare i segnali, che possono suggerire la presenza di un disturbo in fase iniziale. Intervenire subito può evitare spiacevoli complicanze oppure la necessità di sottoporsi a cure più pesanti perché la malattia è peggiorata».

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