mercoledì 7 novembre 2012

La battaglia dei "generici" la vince l'India

La battaglia è quella dei brevetti fra le grandi multinazionali del farmaco e il governo indiano, considerata "la farmacia dei paesi poveri". In gioco ci sono milioni di vite e un mercato ricco e vastissimo. Ora i giudici indiani hanno appena evocato il brevetto di un medicinale anti epatite prodotto dalla svizzera Roche, rompendo il monopolio su questa cura. E' l'ultimo capitolo di una querelle tra "Big Pharma" e il governo indiano. A Nuova Delhi sono infatti in corso una serie di processi che segneranno il futuro dei medicinali generici a basso costo. Per centinaia di migliaia di malati nei paesi poveri queste decisioni avranno ricadute importanti sulla possibilità di accedere alle cure.
 L'India produce versioni generiche a basso costo dei farmaci, che vengono utilizzati in tutto il mondo. Dal 2005 ha adottato le regole del commercio internazionale e nel paese la legislazione è molto severa su quello che deve o meno essere brevettato. Fra le clausole c'è, ad esempio, quella che i brevetti non sono concessi su cambiamenti su medicinali già esistenti. Regole che vengono contestate dalle multinazionali come Roche, Novartis e Bayer. 
Molto si giocherà nei prossimi mesi, quando la Corte Suprema indiana si pronuncerà sul caso Novartis. Una delle cause più complicate è infatti quella che da sei anni Novartis porta avanti contro il governo indiano sul Glivec, un antitumorale che, secondo l'ufficio dei brevetti indiano, sarebbe la riformulazione dell'imatinib, un farmaco con brevetto è scaduto. "Le conseguenze di una vittoria della Novartis avrebbero una portata mondiale, perché l'India sarebbe costretta a concedere più brevetti di adesso - denuncia Medici Senza Frontiere -. Ciò, a sua volta, rischierebbe di limitare la competizione dei farmaci generici, che ha contribuito, per esempio, ad abbassare il prezzo dei farmaci per l'Hiv del 99% dal 2000 a oggi, ed ha reso possibile l'accesso alle cure antiretrovirali per 8 milioni di persone nei Paesi in via di sviluppo". Basta pensare, infatti, che curare un malato di Aids costava 10.000 dollari l'anno nel 2000, con i medicinali griffati, mentre il costo delle stesse cure con i generici prodotti in India è di 120 dollari l'anno. 
Due mesi fa la Roche ha subìto un'altra sconfitta in India. A settembre, un tribunale ha dato ragione ad un'altra industria indiana dei low cost, la Cipla, autorizzandola a riprodurre l'antitumorale Tarceva della Roche. Questa volta, a sfidare il brevetto del Pegasys è stata la fondazione indiana Sankalp Rehabilitation Trust che si occupa di diritti dei malati.

Fra le altre cause di rilievo c'è poi quella che riguarda il Nexavar, un farmaco contro il tumore ai reni e al fegato. Qualche mese fa, l'ufficio brevetti Indiano ha dato il via libera per la produzione generica del Nexavar, prodotto dalla tedesca Bayer e dalla californiana Onyx. Con  questa copia del medicinale ancora sotto brevetto sarà così possibile far acquistare la cura a prezzi più bassi anche ai malati indiani: il prezzo del farmaco "griffato" è di 4.279 euro, mentre quello generico è di 134 euro. Si tratta del primo caso in India di un'azienda che ha ricevuto una 'licenza obbligatoria per produrre un farmaco sotto brevetto'. L'azienda indiana dovrà pagare il 6% di royalties alla Bayer. Una decisione però che la Bayer non ha gradito.

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