sabato 20 ottobre 2012

I celiaci al ristorante con un "immuno-sensore"

Un minuscolo sensore che fa "bip" se negli alimenti è presente anche una minima quantità di gliatina, la molecola del glutine nemica dei celiaci. Utile e talvolta salvavita soprattutto se utilizzato al ristorante. Metterebbe al sicuro le persone esposte alle reazioni più pericolose. «Contiamo di rendere disponibile lo strumento entro un anno, un anno e mezzo», spiega Gianluca Bleve, ricercatore dell’Istituto di Scienze della produzione alimentare del Cnr di Lecce.
 Per il paziente celiaco, mangiare fuori casa è un problema in quanto non si ha mai la certezza che gli alimenti siano sicuri. Pensiamo a una macchinetta capace di segnalare la presenza di tracce, in commercio a prezzi moderati.
La giuria del Premio ha «valorizzato i progetti indirizzati alla prevenzione dei problemi connessi a una malattia autoimmune che nel nord Europa colpisce una persona su 100 e per la quale si prevede la diagnosi di 5 milioni di casi nell’area mediterranea nei prossimi dieci anni». I sintomi includono diarrea, carenza di rifornimento di nutrienti come le vitamine, dolori intestinali e altri disturbi seri anche neurologici. Attualmente l’unico trattamento è la dieta senza glutine che permette il recupero e il mantenimento della funzionalità intestinale. L’immunosensore è costituito da due elettrodi e si basa sulla tecnica elettroscopica. La sua caratteristica è l’ipersensibilità. «Lo abbiamo sperimentato su alimenti contaminati con gliadina, presente nel grano — spiega Potente —. L’obiettivo è un oggetto miniaturizzato usa e getta. I sistemi oggi disponibili si limitano ad analisi di laboratorio che vengono compiute all’origine del prodotto», successivamente esposti al rischio di contaminazione incrociata. L’Associazione italiana celiaci segue con attenzione gli sviluppi della ricerca.

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