mercoledì 26 settembre 2012

Sì a uova, tacchino e soia in gravidanza

Uno studio condotto dai ricercatori della Cornell University e la University of Rochester Medical Center sostiene che per ridurre il rischio che il nascituro possa sviluppare malattie come l’ipertensione, problemi mentali o essere più vulnerabile allo stress, bisognerebbe assumere buone quantità di colina durante la gravidanza.
La colina o vitamina J, si trova in cibi come uova, fegato di vitello e di tacchino, e anche nella soia. L’unico modo, quindi per integrare questa sostanza parrebbe quello di assumere questi alimenti.
Il problema è che molti esperti, e anche alcuni studi, mettono in guardia dall’assunzione eccessiva di carne. Altri studi, a volte contrastanti, non hanno del tutto chiarito se le uova facciano male o bene. Infine, la soia che, sebbene pare non sollevi particolari problemi, non è adatta a tutti. Restano gli integratori.
Che fare dunque? Anzitutto, è sempre bene rivolgersi al proprio medico o un nutrizionista esperto per chiedere consiglio e poi, se tutto va bene, allora si può integrare questa sostanza.

I ricercatori hanno osservato che alti livelli di colina durante la gravidanza hanno modificato i marcatori epigenetici coinvolti nel processo di accensione o spegnimento dei geni. In sostanza, la colina provocherebbe delle modifiche al Dna, anche se i marcatori non alterano i geni.
In particolare, si è osservato come la colina avesse agito sui marcatori che regolano l’asse HPA, ipotalamo-ipofisi-surrene, che controlla praticamente tutte le attività ormonali nell’organismo.
Tra queste, vi è anche il controllo dell’ormone cortisolo (l’ormone dello stress) e, proprio una elevata presenza di colina avrebbe portato a una maggiore stabilità dell’asse HPA con conseguente ridotta presenza di cortisolo nel feto.

Secondo i ricercatori, una precoce esposizione a livelli eccessivi di cortisolo da parte del feto può aumentare il rischio che il nascituro possa sviluppare più avanti nella vita malattie metaboliche o disturbi correlati allo stress.
«Questo studio è importante perché dimostra che una sostanza nutritiva relativamente semplice può avere effetti significativi nella vita prenatale – spiega nella nota UR la dottoressa Eva K. Pressman – e che tali effetti possono continuare ad avere una duratura influenza sulla vita adulta. 
«Un giorno – prosegue Pressman – potremmo prescrivere la colina nello stesso modo in cui si prescrive l’acido folico a tutte le donne in stato di gravidanza. E’ a buon mercato e non ha praticamente effetti collaterali alle dosi previste in questo studio».

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