martedì 25 settembre 2012

Arteriopatia periferica: "claudicatio intermittentis"

La chiamano "sindrome delle vetrine" perché chi ne soffre deve smettere di camminare per un dolore alla gamba, una specie di crampo, che costringe a frequenti pause durante una camminata. Questo, il sintomo più tipico dell'arteriopatia periferica, condizione caratterizzata da occlusioni o restringimenti nelle arterie degli arti. Tale patologia rappresenta la "punta dell’iceberg" di un processo
aterosclerotico che riguarda tutto l'organismo (ispessimento della parete arteriosa che causa una riduzione del flusso di sangue, con conseguente sofferenza dei tessuti dell’arto interessato) e che è alla base anche di infarto cardiaco e ictus — spiega Massimo Pisacreta dell’Unità di chirurgia vascolare dell'Ospedale Sacco di Milano —. 
I fattori che favoriscono l’arteriopatia periferica sono gli stessi coinvolti nel processo aterosclerotico di tutto l’organismo (età avanzata, fumo, diabete, livelli elevati di colesterolo e trigliceridi, sovrappeso, obesità, vita sedentaria, ipertensione, predisposizione genetica)».

I sintomi
«All’inizio spesso non ci sono, perché la circolazione è compensata dal flusso in vie arteriose alternative. E così spesso si va dal medico solo quando il problema è avanzato e le arterie sono chiuse del tutto. Fra chi avverte sintomi il più caratteristico è un dolore muscolare violento che impedisce di proseguire il cammino, e che passa col riposo. Il dolore insorge sotto sforzo, quando nel polpaccio c’è più richiesta di ossigeno, che non viene soddisfatta per il restringimento di un’arteria a monte. La claudicatio intermittentis ha vari stati di gravità: nelle forme lievi compare solo sotto sforzo, in quelle intermedie quando si cammina, in quelle più gravi anche a riposo e può essere accompagnata da ulcere e gangrena. In questi casi è probabile che ci si trovi di fronte a una ischemia critica, che rende necessari rimedi tempestivi, pena il rischio amputazione dell’arto».
Come si affronta
«Una volta fatta la diagnosi mediante un eco-color-doppler, le cure cominciano con l’abolizione dei fattori di rischio (fumo, colesterolo alto, diabete eccetera) e possono completarsi con terapie farmacologiche, endovascolari e chirurgiche. Nelle forme lievi si usano farmaci vasoattivi o antiaggreganti, mentre quando le arterie sono talmente compromesse da richiedere una rivascolarizzazione si ricorre in prima battuta alle tecniche endovascolari meno invasive (angioplastica e stent in cui le arterie vengono dilatate e ricanalizzate) e nei casi più gravi al by-pass chirurgico (utilizzo di vene del paziente o di tubi artificiali, che vengono collegati alle arterie del paziente a monte e a valle delle occlusioni e permettono al sangue di arrivare ai tessuti sofferenti)».

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