venerdì 22 giugno 2012

Boom di denunce contro i medici: pronte nuove norme per frenarle

Dovrebbe approdare in consiglio dei ministri la prossima settimana il "Decretone" sulla sanità predisposto dal ministro Renato Balduzzi. A quanto si apprende il provvedimento conterrà anche nuove regole sulla responsabilità professionale dei medici, studiate appositamente per contrastare il boom delle denunce a carico della categoria e il fenomeno crescente della medicina difensiva, i cui riflessi stanno costando circa 10 miliardi l'anno (il 12% della totale) al Servizio sanitario pubblico.
A renderlo noto sono stati i sindacati medici in occasione della presentazione del "Sanità day", ieri a Roma. Le organizzazioni di rappresentanza della categoria hanno incontrato il ministro Balduzzi e discusso della bozza del Decretone che contiene, inoltre, la proroga del regime transitorio per l'attività libero-professionale dei medici, in sacadenza il 30 giugno.

Tra i capisaldi delle nuove regole in tema di responsabilità professionale ci sarebbero l'introduzione di tabelle di riferimento per i risarcimenti, l'ammissibilità dei ricorsi contro i medici limitata ai casi di colpa grave o dolo e l'istituzione di un "fondo di solidarietà" a costo zero per lo Stato per i maxi-risarcimenti e "per le categorie più esposte", come ha spiegato Massimo Cozza, segretario nazionale della Cgil Medici. Sarebbero, infine, previste  l'istituzione di un albo dei periti e la possibilità di disdetta da parte delle assicurazioni solo dopo aver pagato il risarcimento.

Il "Sanità day" organizzato dai sindacati si terrà invece il 28 giugno. Con lo slogan "No a un sistema sanitario pubblico povero per i poveri", l'iniziativa vuole essere una giornata nazionale di mobilitazione della dirigenza medica, sanitaria, amministrativa, professionale e tecnica dipendente e convenzionata per denunciare "la crisi della sanità pubblica, stretta tra de-finanziamento, spending review, conflitti istituzionali, commissariamento dei commissari regionali alla Sanità"; una crisi che, accusano i sindacati, "espone il Servizio sanitario nazionale al reale pericolo di una progressiva disgregazione mettendone a rischio universalismo ed equità".

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