mercoledì 1 febbraio 2012

DIABETE TIPO 2: quando iniziare l'insulina

In Italia, tre diabetici di tipo II su dieci ricorrono all'insulina quando hanno già problemi agli occhi e ai reni e uno su dieci vi arriva dopo un infarto. In tutti i Paesi, inclusa l'Italia, i pazienti arrivano alla terapia con insulina troppo tardi e con uno stato di malattia avanzata. In media tra la diagnosi e l'inizio del trattamento insulinico intercorrono ben 13 anni. Un uso sapiente delle insuline, single o blended, come si dice per il whisky, cioè somministrate da sole o in cocktail, potrebbe davvero ridurre il rischio di complicanze e migliorare la qualità della vita dei pazienti.
Il timore, per chi li deve prescrivere, è che possano comportare il rischio di ipoglicemia, cioè di un'eccessiva riduzione degli zuccheri nel sangue. «Quando gli antidiabetici orali non controllano più la glicemia — spiega Luigi Meneghini del Diabetes Research Institute dell'Università di Miami — è inevitabile: si deve ricorrere all'insulina. E possiamo anche dire che l'insulina, in quanto ormone, è più "naturale" dei farmaci: non dobbiamo averne paura». Le nuove insuline (o, meglio, gli analoghi) si stanno rivelando sicure e maneggevoli perché non provocano ipoglicemia. A confermare l'efficacia della terapia con insulina è in particolare lo studio «Achieve», presentato al Congresso di Dubai e pubblicato sulla rivista Diabetes Research and Clinical Practice: è il più grande studio sulle insuline mai condotto e ha coinvolto oltre 60 mila pazienti con diabete di tipo II in 28 Paesi di Asia (dove l'incremento della malattia è esponenziale), Africa, Sudamerica e Europa.
Prima del trattamento insulinico i pazienti presentavano un livello medio di emoglobina glicosilata nel sangue (è un indice dell'iperglicemia) pari a 9,5 per cento contro la soglia massima riconosciuta del 7 per cento, il che li esponeva a un alto rischio di sviluppare complicanze. Grazie alla terapia con tre diversi tipi di insulina (un'insulina bifasica, un'insulina detemir a lunga durata di azione e un'insulina aspart, un analogo sintetico dell’ormone ad azione rapida) a seconda del profilo della loro glicemia, il livello dell'emoglobina glicosilata è rientrato nei limiti della normalità. «Miglioramenti di questa portata nel controllo della glicemia glicosilata — ha commentato il diabetologo inglese Philip Home della Newcastle University durante il congresso promosso dall'International Diabetes Federation, che raccoglie le associazioni di diabetici in tutto il mondo — hanno un significato clinico importante: non solo riducono le complicanze, ma migliorano la qualità della vita dei pazienti».


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