mercoledì 18 gennaio 2012

SALUTE: la pillola antiipertensiva si assume la sera

Per ridurre i valori della pressione arteriosa non occorre aumentare la dose o il numero di medicine: in molti casi è sufficiente assumerle la sera prima di andare a letto. In tal modo si possono tenere meglio sotto controllo i valori di pressione massima e minima e soprattutto si può ridurre il rischio di infarto e ictus. Il dato recente, pubblicato sul Journal of the American Society of Nephrology, si riferisce a oltre 660 persone con insufficienza renale cronica, studiate dal gruppo di Ramòn C. Hermida dei Laboratori di Bioingegneria e Cronobiologia dell'Università di Vigo, in Spagna.
A parità di condizioni iniziali, quelli a cui è stato raccomandato di prendere almeno una delle pillole prescritte la sera invece che alla mattina hanno avuto nei cinque anni successivi un numero di eventi cardiovascolari gravi inferiore di quasi il 70% rispetto agli altri. Non solo infarti e ictus, ma anche decessi, attacchi di angina o interventi resisi necessari per ristabilire il flusso di sangue nelle coronarie, scompenso cardiaco od occlusione delle arterie che vascolarizzano gli arti inferiori o la retina.
L'effetto sulla salute è dipeso dal migliore controllo della pressione, misurata la sera: per ogni calo di 5 mmHg della pressione sistolica, cioè della massima, si è osservata in media una riduzione del 14% del rischio cardiovascolare. Si sa che la pressione arteriosa segue un ritmo circadiano, con un calo durante il riposo notturno e un picco prima del risveglio. «Per questo è ragionevole pensare che la pastiglia presa con la prima colazione cominci a perdere effetto proprio nelle prime ore del mattino seguente, quando la pressione è fisiologicamente più alta e maggiore è infatti anche il rischio di infarti» commenta il cardiologo milanese Carlo Schweiger. Ma Francesco Portaluppi, professore di medicina interna all'Università di Ferrara, che con l'esperto spagnolo collabora da molti anni, va anche oltre, precisando: «Se questo vale per tutti, è tanto più vero per quella categoria di pazienti che in gergo chiamiamo "non dippers", quelli cioè nei quali non si assiste al calo fisiologico della pressione durante la notte». A questa categoria appartengono di solito i diabetici o i malati cronici ai reni, ma il fenomeno può insorgere con il tempo anche in chi soffre solo di ipertensione semplice, quella detta essenziale. «Anzi, — dice Portaluppi — ci sono persone in cui i valori salgono durante il sonno più che di giorno, quando possono addirittura sembrare normali». Questa ipertensione nascosta non è meno pericolosa: uno studio, pubblicato su Lancet e condotto in sei diversi Paesi su quasi 7.500 persone per poco meno di dieci anni, ha dimostrato che le più importanti conseguenze in termini di mortalità si hanno proprio in relazione ai valori registrati durante la notte.
Da molto tempo si parla dell'"ipertensione da camice bianco", quell'aumento transitorio dei valori di pressione che si registrano negli ambulatori medici in persone particolarmente emotive, ma che si normalizzano al ritorno a casa. Ci sono però anche "falsi sani": la loro pressione misurata durante il giorno sembra nei limiti, ma i suoi rialzi notturni mettono a rischio i vasi, il cuore e più in generale la salute. «Talvolta il loro rischio cardiovascolare può essere superiore a quello di un iperteso i cui valori scendono normalmente durante il sonno» aggiunge Portaluppi, che è anche presidente della Società internazionale di cronobiologia. «Non si può capire un film da un fotogramma, e nemmeno da due o tre — prosegue lo specialista —. È l'andamento dei valori pressori durante il giorno e soprattutto durante la notte, quando l'organismo è meno pronto a difendersi, a determinare i possibili danni ai diversi organi». Per questo il National Institute for Clinical Excellence (NICE) britannico, nelle sue ultime Linee guida pubblicate l'estate scorsa, ha rivoluzionato i criteri di diagnosi dell’ipertensione. Secondo le indicazioni di oltre Manica, non ancora adottate in Italia, non bastano più due o tre riscontri occasionali per etichettare una persona come ipertesa: quando si trovano valori alti, bisogna sottoporla al monitoraggio continuo della pressione arteriosa per 24 ore. In pratica, al paziente viene applicato un comune manicotto per la misura della pressione, collegato a un apparecchio della dimensione di un pacchetto di sigarette, da tenere durante tutte le attività quotidiane e il sonno notturno. E i costi? L'analisi dell'ente britannico, sempre molto attento a questi aspetti, ha valutato che l'aumento di spesa legato a questo approfondimento diagnostico, disponibile anche in Italia in tutte le strutture e ormai spesso anche nelle farmacie, possa essere compensato da una migliore appropriatezza delle cure.
Il semplice provvedimento di prendere i medicinali la sera invece che la mattina può evitare l'aumento di dosi (e di eventuali effetti collaterali) o l'aggiunta di un secondo o un terzo medicinale quando la cura non si mostra sufficiente per controllare la pressione. «L'effetto positivo della somministrazione serale della terapia anti-ipertensiva si manifesta anche nella popolazione generale, non solo nelle persone in cui la pressione non scende durante la notte» conclude Giuseppe Remuzzi, direttore del Dipartimento di medicina specialistica e dei trapianti degli Ospedali Riuniti di Bergamo. Ma non è uguale per tutti i medicinali: il vantaggio più eclatante si ottiene con i farmaci ACE inibitori e sartani; è meno evidente con i calcio antagonisti, mentre sembra proprio mancare con betabloccanti e diuretici. Questi ultimi, infatti, presi la sera, costringerebbero ad alzarsi durante la notte per andare in bagno, vanificando l'effetto del riposo.

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