mercoledì 7 dicembre 2011

TUMORI: GUARIGIONI IN AUMENTO MA RESTA IL GAP FRA NORD E SUD ITALIA

Cifre e statistiche servono a farci capire quante possibilità abbiamo di ammalarci di tumore; a dimostrare, l’importanza di fare prevenzione e partecipare agli screening di diagnosi precoce; a provare che le cure offerte dal Sistema sanitario nazionale italiano funzionano bene (i nostri tassi di sopravvivenza sono in alcuni casi superiori alle medie europee), ma che ancora restano differenze fra nord e sud del Paese. E allora i numeri servono ancora di più alle Istituzioni, per capire dove ci si ammala di più e perché; dove si guarisce di meno e per quali motivi. Il primo censimento ufficiale che fotografa l’«universo cancro», presentato a Roma nei giorni scorsi, è il volume I numeri del cancro in Italia 2011 reso disponibile grazie al lavoro dell’Associazione italiana di oncologia medica Aiom e dell’Associazione italiana registri tumori Airtum che hanno pubblicato un testo che verrà distribuito a tutte le oncologie italiane, agli assessorati regionali e alle Istituzioni nazionali e diventerà una pubblicazione annuale.

I numeri questa volta dicono che a conti fatti si scopre che ogni giorno in Italia vengono diagnosticati circa mille nuovi casi di cancro, per un totale stimato di 360mila nuovi casi nel 2011. Il che significa che un connazionale uomo ogni due e una donna ogni tre nel corso della vita rischia di ritrovarsi nel corso della vita a fare i conti con una diagnosi di tumore. Purtroppo, però, quotidianamente sono 500 i decessi causati da una neoplasia e, sebbene la mortalità sia in calo, i tumori sono diventati la seconda causa di morte (30 per cento sul totale dei decessi) dopo le malattie cardiocircolatorie (39 per cento). Se il numero di malati è in crescita, in salita è pure il numero di guarigioni, mediamente superiore a quello degli altri Paesi europei: oggi sono un milione e 285mila le persone che si sono lasciate la malattia alle spalle da più di cinque anni. Escludendo i tumori epiteliali della cute, la neoplasia più frequente risulta essere quella del colon-retto, con quasi 50mila nuove diagnosi stimate per il 2011. Troviamo poi il cancro della mammella (45mila nuovi casi, il 99 per cento nel sesso femminile), quello della prostata (42mila casi) e quello del polmone (38mila casi, un quarto nelle donne).

«L’invecchiamento generale della popolazione è la causa principale del costante aumento di diagnosi – sottolinea Stefano Ferretti, segretario dell’Airtum -. Ma attenzione: l’11 per cento dei pazienti colpiti ha meno di 50 anni. Fra i giovani le neoplasie più frequenti sono quella al testicolo negli uomini e al seno fra le donne». E’ dunque fondamentale seguire le principali regole di prevenzione (non fumare; seguire una dieta equilibrata ricca di frutta e verdura e povera di grassi e carni rosse; evitare il sovrappeso; non eccedere con gli alcolici; fare esercizio fisico quotidiano) e seguire le campagne di screening organizzate dalle Regioni (o non trascurare sintomi sospetti) per intercettare il tumore quando è nelle fasi iniziali e dunque più curabile. E’ così che si è arrivati alla riduzione della mortalità che è documentata dalle statistiche, «merito – spiega Marco Venturini, presidente Aiom - della diffusione dei programmi di screening, del miglioramento delle capacità diagnostiche e della possibilità di accedere alle cure più efficaci, grazie a centri di eccellenza diffusi su tutto il territorio e ad un’oncologia che si conferma fra le migliori al mondo».
LE DIFFERENZE FRA NORD E SUD – Dai dati raccolti (con il contributo fondamentale di Airtum e dei 35 Registri tumori nazionali) emergono disparità regionali nelle cure che si traducono talvolta nel mancato accesso alle terapie, con implicazioni significative sui costi sociali. Le due velocità del Paese risultano evidenti: si hanno più casi al Nord (il 30 per cento in più), ma la sopravvivenza è complessivamente inferiore al Sud. Con una sola importante eccezione, il tumore del fegato, molto più frequente nel Meridione (con valori superiori del 25 per cento nei maschi e del 75 nelle femmine rispetto alle Regioni settentrionali) a causa della maggiore diffusione nel Sud Italia del virus dell’epatite B e C, uno dei principali fattori di rischio per l’epatocarcinoma. «Questa guida, da oggi a disposizione delle Istituzioni, è fondamentale per orientare le politiche sanitarie – conclude Venturini -. Grazie a confronti internazionali e fra le diverse aree della penisola, a un’analisi degli andamenti temporali, dei tumori più frequenti e più letali siamo in grado di comprendere dove agire al meglio, quanto siano efficaci le attività di prevenzione e di trattamento e come sia possibile razionalizzare risorse e interventi».

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