giovedì 1 dicembre 2011

CERVELLI IN FUGA? L'ITALIA PERDE OGNI ANNO 1 MILIARDO DI EURO


Aumenta l’esercito degli scienziati italiani “riparati” all’estero e al Pil nazionale "costa" circa 1 miliardo di euro ogni anno. Questi i preoccupanti dati presentati dalla Fondazione Lilly sulla base di uno studio dell’Istituto per la Competitività (I-Com) che ha fatto il bilancio di quanto generato, in termini di ricchezza, dai 243 brevetti che i nostri migliori 50 cervelli hanno registrato all’estero. Una perdita che in tempi di crisi brucia ancora di più.
“Oggi più che mai è il momento per fare un salto di qualità, bisogna credere nell’innovazione. Concetto Vasta, direttore generale della Fondazione Lilly ha presentato la quarta edizione dell’iniziativa “La Ricerca in Italia: un’Idea per il Futuro”, nel corso della quale è stata consegnata, in collaborazione con Fondazione Cariplo, la terza borsa di studio ad una giovane ricercatrice, Chiara Cerami, 32 anni palermitana,
neurologa, assegnista di ricerca presso l’Università Vita-Salute e Istituto Scientifico San Raffaele di Milano. Il lavoro della ricercatrice punta a individuare “Nuovi biomarcatori per la diagnosi precoce della malattia di Alzheimer” attraverso la Pet, valutando per la prima volta i due volti della malattia, l’infiammazione e la degenerazione, alla ricerca dei segnali che anticipano lo sviluppo della patologia.
Un’edizione rosa, l'ultima, che conferma la crescita della ricerca italiana al femminile. In un solo anno il numero delle donne nella lista dei 50 migliori ricercatori italiani al mondo è raddoppiato, passando da 2 a 4. Un piccolo boom, che svela numeri di molto inferiori, tuttavia, a quelli dei colleghi uomini, soprattutto nei ruoli di team leader o detentrici di brevetto: su 371 brevetti prodotti dai 20 migliori ricercatori italiani all’estero, in 225 progetti (il 65%) hanno lavorato ricercatrici nel team di studio, solo 16 hanno come autore principale una donna.
“Dobbiamo lavorare per dare valore alla formazione universitaria e trasformare in beni tangibili la ricerca degli italiani, che brilla a livello internazionale nelle classifiche delle pubblicazioni scientifiche - continua Vasto -. E per farlo abbiamo bisogno di tre pilastri: meritocrazia, investimenti, organizzazione della ricerca, perché ogni volta che un ricercatore lascia il Paese per andare a lavorare altrove, abbiamo perso due volte: per le mancate entrate relative ai progetti che potrà sviluppare e per i fondi investiti per la sua formazione. Abbiamo calcolato che per ogni ragazzo o ragazza, il costo della formazione, dalla scuola elementare al dottorato è pari circa a 500 mila euro”.

L’Italia è ventinovesima tra i paesi Ocse nel sostegno pubblico in ricerca e sviluppo posizionandosi subito dietro a Portogallo, Repubblica Ceca, Estonia e Spagna. La percentuale destinata alla ricerca undici anni fa era pari all’1,1% e nel 2011 il valore oscilla tra l’1,1% e l’1,3%. La percentuale è suddivisa in 0,6% da fondi pubblici mentre lo 0,5%  arriva da fondi privati.
Tra le iniziative promosse dalla Fondazione Lilly c’è il nuovo bando con tema: “Osso ormoni e metabolismo: biomarcatori per il monitoraggio della salute scheletrica e del controllo metabolico”. La scadenza per la presentazione delle candidature, riservata ai ricercatori italiani under 35  (nati dopo il 30/04/1977) laureati in medicina e chirurgica anche se residenti all’estero, è il 30 aprile 2012. E a Roma nascerà anche il primo corso di alta formazione in ‘Valorizzazione della Ricerca e Sviluppo’ messo a punto dall’università Sapienza di Roma con il sostegno della Fondazione. “Destinato ai dottorandi, ricercatori e docenti, è un progetto di formazione ibrida teorico-pratica, un vero laboratorio sperimentale che insegna a valorizzare i propri esperimenti, brevettare e collaborare con le imprese ed a fare scouting delle ricerche stesse nei dipartimenti delle università e degli enti di ricerca - spiega Andrea Lenzi, presidente del Consiglio Universitario Nazionale (Cun) -”.

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