mercoledì 30 novembre 2011

AIDS: DIMINUISCONO VITTIME E INFEZIONI, MA AUMENTA IL RISCHIO DIAGNOSI TARDIVA

La lotta all'Aids ha fatto passi da gigante: negli ultimi cinque anni la mortalità è diminuita di circa il 20% (2,7 milioni nel 2010 contro i 3,1 del 2001), e gli infettati dall'Hiv del 17%. E' quanto emerge da uno studio effettuato da diverse agenzie Onu, dall'Organizzazione mondiale per la sanità (Oms), Unicef e Onusida, i cui risultati sono stati resi noti alla vigilia della Giornata mondiale per la lotta all'Aids che si celebra domani. Per G. Hirnschall, responsabile della lotta all'Aids dell'Oms, si tratta di "un risultato eccezionale".

Le persone curate con i farmaci salvavita sono passate da appena 400.000 nel 2003 agli attuali 6,65 milioni. Ciò significa, spiega Hirnschall che il traguardo "zero nuove infezioni-zero morti potrebbe non essere troppo lontano".
Secondo un rapporto dell'Onu pubblicato il 21 novembre, in tutto il mondo una cifra record di 34 milioni di persone vive con l'Hiv, grazie principalmente a un migliore accesso al trattamento farmacologico che ha permesso di ridurre il numero dei decessi e alimentato la speranza di una possibile fine della pandemia. Oggi circa il 50% dei sieropositivi ha accesso a un trattamento, che ha salvato la vita a 700.000 persone nel 2010. Ma il lato opposto di questa medaglia lucente è che il restante 50% non ha accesso ad alcun trattamento. L'associazione Actionaid Italia, nel lanciare la sua campagna "Ogni promessa è debito", ricorda che "nel mondo 15 milioni di persone necessitano l'assunzione di farmaci antiretrovirali, ma di questi 8 milioni non ricevono alcuna terapia".
I dati sull'Europa - In Europa, i contagi dal virus dell'Aids (ihv) sono aumentati ancora nel 2010, ma le cure hanno fatto calare il numero dei casi in cui la malattia si manifesta. Questo è l'esito del rapporto congiunto del Centro europeo di controllo e di prevenzione delle malattie (Ecdc) e dell'Oms, anch'esso pubblicato alla vigilia della Giornata mondiale dell'Aids. Secondo il rapporto, i nuovi dati "sui contagi sono preoccupanti": "Nel 2010 - si legge nel documento finale - , 27.116 nuove diagnosi di hiv sono state registrate nell'Unione europea e nello spazio economico europeo (Eee), pari a un aumento del 4% rispetto al 2009". Per contro, "la tendenza al calo dei casi di Aids è proseguita nel 2010 con 4.666 casi nella regione Ue/Eee" (Svezia e Liechtenstein esclusi). "Ciò equivale a una diminuzione di circa il 50% dei casi registrati fra il 2004 e il 2010", sottolinea il rapporto che ricorda l'importanza della diagnosi precoce per poter contrastare l'epidemia.
La situazione in Italia - In Italia, secondo le cifre dell'Istituto superiore di sanità, il numero delle persone viventi con infezione da Hiv (compresi i casi con Aids e le persone che ignorano di essere infette) è aumentato passando dai 135.000 casi nel 2000 ai 157.000 del 2010. L'aumento dipende soprattutto dalla maggiore sopravvivenza legata alle terapie antiretrovirali. Le stime sono state effettuate usando il metodo proposto dall'Unaids. I cambiamenti principali dell'ultimo decennio, secondo l'Istituto superiore di sanità, sono l'aumento delle infezioni acquisite attraverso contatti sessuali, il calo netto delle infezioni trasmesse attraverso il consumo di sostanze per via iniettiva, l'aumento dei casi fra i residenti di origine straniera, la diminuzione della quota di infezioni al femminile e l'aumento dei casi in persone con oltre 50 anni di età.
40.000 vittime italiane - Dall'inizio dell'epidemia nel 1982, in Italia sono stati segnalati circa 64.000 casi di Aids con quasi 40.000 decessi. Le cifre sono quelle del sistema di sorveglianza dell'Iss delle nuove diagnosi di infezione da Hiv, attivato in tutte le regioni italiane. I nuovi casi di aids e il numero di decessi per anno continuano a diminuire, principalmente per effetto delle terapie antiretrovirali combinate (introdotte nel nostro paese nel 1996). E' calato nel tempo il numero delle persone che alla diagnosi di aids arrivano da una diagnosi di candidosi polmonare o esofagea, mentre aumenta la quota di pazienti che presentano linfomi. Il ritardo della diagnosi resta il problema principale: "Dal 1996 ad oggi - secondo l'Iss - ben due terzi delle persone diagnosticate con Aids non ha effettuato alcuna terapia antiretrovirale prima di tale diagnosi".
Il ritmo del contagio - In Italia ci sono 3mila nuove infezioni da Hiv in un anno: un nuovo infetto ogni 3 ore. Lo ha dichiarato Giovanni Rezza, infettivologo dell'Istituto superiore di sanità, intervenendo al ministero della Salute alla presentazione della Giornata mondiale dell'Aids: "In Italia - ha spiegato Rezza - c'è una forte variabilità regionale e il centro nord appare più colpito di sud e isole". Cambia anche il profilo delle persone che scoprono di essere Hiv positive: nel 2010 l'uomo ha in media 39 anni, la donna 35. Le vie del contagio -  Negli ultimi 12 anni, la lieve diminuzione dell'incidenza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv è legata soprattutto al calo dei casi di infezione trasmessi "tra consumatori di sostanze per via iniettiva"; in pratica, ha inciso il calo notevole del consumo di eroina (a fronte della crescita di altre droghe). Nel 2010, si apprende nel corso dell'incontro stampa, la maggioranza delle nuove infezioni è attribuibile a contatti sessuali non protetti che costituiscono l'80,7% di tutte le segnalazioni (eterosessuali 49,8% e omosessuali maschili, msm 30,9%).
Nuovi casi: uno su 3 di origine straniera - Analizzando l'incidenza dei nuovi casi di Hiv positività (di 4,0 nuovi casi tra italiani residenti e di 20,0 nuovi casi tra stranieri residenti), emerge che quasi una diagnosi su 3 (dati 2010) riguarda persone di nazionalità straniera. Proprio gli stranieri e le persone con età elevata hanno maggiori probabilità di arrivare in ritardo alla diagnosi, "un ritardo - ha spiegato Giovanni Rezza - che coinvolge circa il 36% delle persone con nuova diagnosi Hiv" che presentano una rilevante compromissione del sistema immunitario.
Sieropositivi senza saperlo
 - In Italia, come in altri paesi europei, un sieropositivo su quattro non sa di esserlo. Il fenomeno dei cosiddetti "late presenter" (persone che giungono tardivamente alla diagnosi) è in crescita e particolarmente preoccupante. L'allarme riguarda soprattutto le donne perché presentano condizioni biologiche che le rendono più esposte al virus: sono due volte più a rischio di contagio in un rapporto non protetto rispetto all'uomo, sia per la maggiore permeabilità della mucosa genitale sia per gli ormoni che in certe fasi del ciclo possono facilitare l'infezione. Da qui l'importanza della diagnosi precoce, anche rendendo più facile l'accesso al test.
Più a rischio le donne - Se n'è parlato oggi al Senato nel convegno "Donne e HIV": "Il 70% delle donne - sottolinea Antonella d'Arminio Monforte, direttore della Clinica di malattie infettive del San Paolo di Milano - viene infettato da un partner stabile, mentre il 76% dei maschi contrae il virus durante un rapporto occasionale. E' quindi l'uomo che normalmente 'porta' la malattia all'interno della coppia".
Numero verde - In occasione della Giornata mondiale contro l'Aids, gli esperti del Telefono verde Aids e Ist - che rispondono al numero 800861061 - saranno a disposizione degli utenti dalle 8 alle 20 per rispondere a quesiti, chiarire dubbi e fornire indicazioni in merito ai centri diagnostico-clinici e alle organizzazioni non governative che si occupano di hiv, aids e ist (infezioni sessualmente trasmesse) presenti sul territorio nazionale. Fino a oggi i ricercatori hanno risposto a 687.970 telefonate. Nel periodo 1° gennaio - 23 novembre 2011 sono pervenute 16.147 telefonate e i ricercatori hanno risposto, all'interno di un colloquio specialistico di counselling telefonico, a 54.917 quesiti.

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