venerdì 8 luglio 2011

GLI AEREI HANNO INFLUENZA SUL CLIMA: PIOVE E NEVICA DI PIU'

Ad indagare il rapporto fra il traffico aereo e l'aumento delle precipitazioni è un nuovo studio pubblicato su Science, che sostiene questo: volando attraverso le nuvole, i velivoli - sia grandi jet commerciali che piccoli aerei - creano al loro interno buchi o veri e propri canali, col risultato di incidere in modo diretto sulla caduta di pioggia e neve.
Che risultano infatti più frequenti in prossimità dei grandi aeroporti internazionali, dove il traffico è più intenso. 
E' improbabile che il fenomeno abbia conseguenze sul riscaldamento globale, avvertono gli autori dello studio, ma di fatto sembra proprio che quei passaggi ripetuti in mezzo alle nubi che contengono acqua sopraffusa - rimasta, cioè, liquida anche a temperature molto fredde, inferiori a O gradi - abbiano una ricaduta effettiva sul microclima locale.
E l'esito, involontario, è del tutto simile a quello del cloud seeding: una tecnica usata in passato proprio per far piovere, che mira a cambiare la qualità ed il tipo di precipitazioni utilizzando sostanze chimiche che agiscono da condensatori, alterando così i processi microfisici all'interno delle nubi. 
L'effetto, spiegano Andrew Heymsfield del National Center for Atmospheric Research di Boulder, in Colorado - ed altri colleghi ed esperti del Nasa Langley Research Centerdi Hampton, è facilitato dall'espansione e dal raffreddamento dell'aria dietro l'elica dell'aereo quando la temperatura nelle nubi è di -10 gradi o inferiore: qui i cali di temperatura sono sufficienti a far gelare le gocce di acqua nelle nuvole e a mettere in moto un processo per cui si creano buchi e canali al loro interno, che continuano ad espandersi per ore, facendo aumentare le precipitazioni dentro e sotto la nuvola. A questa conclusione gli scienziati sono arrivati analizzando nel dettaglio immagini satellitari di queste coltri di nubi sforacchiate e mettendole a confronto con i dati del traffico aereo relativi al momento in cui sono state scattate. Hanno poi utilizzato modelli computerizzati per le previsioni atmosferiche per simulare la crescita e l'evoluzione delle nubi. 
Il fenomeno, secondo lo studio, si manifesta soprattutto nei dintorni dei maggiori aeroporti del mondo - nell'area di un centinaio di chilometri - che in inverno sono spesso coperti da nubi basse e nei quali il traffico aereo è più concentrato. E l'effetto cloud seeding appare più pronunciato nei pressi delle regioni polari.
Queste nuvole "forate" sono state documentate da diversi anni, come quella che apparve nei cieli di Mosca nel 2009, facendo fiorire le spiegazioni più strane, fino a parlare anche di Ufo. Ora il mistero è risolto: l'effetto di raffreddamento "si deve alla creazione di cristalli di ghiaccio, che favorisce la creazione di agglomerati di condensa che funzionano da catalizzatori", spiega Nicola Pirrone, direttore dell'Istituto sull'inquinamento atmosferico del Cnr (IIA-Cnr). E' lo stesso principio usato per provocare piogge artificiali o per innevare i campi da sci. L'impatto dei voli aerei sul clima è un problema serio, sottolinea Pirrone, e da tempo ci si sta concentrando per comprenderne la portata. "Una variazione del microclima nel raggio di un centinaio di chilometri dai maggiori aeroporti internazionali", come rilevano gli scienziati nello studio, "è più che plausibile" anche se il contributo da queste sorgenti di inquinamento "è ancora molto minore rispetto ad altre fonti più classiche, come il carbone", continua lo studioso.
Difficile quindi che si avvertano conseguenze su larga scala a livello globale, ma una prima ricaduta pratica è già stata prevista: la necessità di scongelare le ali degli aerei, in futuro, sarà sempre frequente, dal momento che in inverno gli aeroporti sono spesso coperti da nubi basse. Senza contare il possibile malumore di chi abita nelle vicinanze degli scali, bagnati e innevati più che altrove.  

Nessun commento:

Posta un commento

Grazie per aver commentato ;)