martedì 10 maggio 2011

PSEUDOARTROSI: LA POLITERAPIA PER LA FRATTURA CHE NON GUARISCE

La politerapia, una nuova tecnica che avorisce il consolidamento dell'osso, grazie all’uso di un cocktail di sostanze composto da cellule staminali stromali, prelevate dal paziente in sala operatoria con un aspirazione dal bacino, fattori di crescita di laboratorio e supporti di sostegno (scaffold) e inserito tra i monconi ossei nel corso dell'intervento chirurgico. Questi elementi, oltre ai mezzi di osteosintesi (chiodi, placche, fissatori esterni), determinano un’azione biologica rivitalizzante, che produce la fusione ossea. Nelle pseudoartrosi più gravi, i monconi perdono vitalità e si riassorbono, con una perdita di sostanza ossea anche di parecchi centimetri, critica a seconda dell'arto coinvolto. Per queste situazioni sono state utilizzate finora tecniche di grande complessità la più valida delle quali è quella del trasporto osseo di Ilizarov, che però richiede tempi lunghi di guarigione e disagi per il paziente, causati dall'apparecchio. Inoltre, con questa e le altre metodiche tradizionali è quasi sempre necessario associare il prelievo di osso dal bacino o dal perone del paziente, con un alto di rischio di complicazioni: nel 21% dei casi si produce un'infezione a livello del prelievo e nel 46% dei casi a due anni di distanza il malato sente ancora dolore. Ciò ha spinto a cercare possibili alternative, come la politerapia, usata in alcuni centri universitari italiani e particolarmente sviluppata all'Istituto ortopedico Gaetano Pini di Milano: in tre anni, i casi trattati in Italia sono circa 500, di cui 250 al Pini, con successi che arrivano fino al 90%.

«Da oltre 10 anni, con un ambulatorio dedicato alla cura dei fallimenti della traumatologia e delle deformità post traumatiche degli arti, collegato al reparto di Chirurgia ortopedica riparativa per le complicanze dovute alla pseudoartrosi, ci siamo occupati dei casi più difficili mandati da altri ospedali di tutto il Paese — spiega Giorgio Maria Calori, primario del reparto e responsabile della Commissione rigenerazione tissutale della Società italiana di ortopedia e traumatologia —». Ma vediamo più in dettaglio la procedura. Per prima cosa in sala operatoria viene asportata la pseudoartrosi, resecando l'osso. A questo punto, su un supporto, costituito da materiali organici derivati dall'uomo o da animali, o sintetici quali ceramiche o tricalciofosfato, di forma adatta a riempire la perdita ossea e posto fra i due monconi, si applicano le cellule multipotenti stromali già prelevate per aspirazione con un ago dal midollo osseo del bacino del paziente e fattori di crescita (farmaci di sintesi con il compito di indurre la rigenerazione dell'osso). I primi processi rigenerativi iniziano solitamente a essere apprezzabili dopo tre mesi; i pazienti giungono alla ripresa di un’attività quotidiana normale in circa sei mesi e la guarigione completa in un anno e mezzo.

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