lunedì 2 maggio 2011

"MENS SANA IN CORPORE SANO": GLI ATLETI VIVONO PIU' A LUNGO

Lo sport allunga la vita. Per giungere a questa conclusione i ricercatori hanno analizzato numerose ricerche sulla longevità degli atleti professionisti di varie discipline. Dalle piste di atletica emerge che gli atleti dediti a sport di resistenza guadagnano più anni di quelli che praticano sport di potenza: insomma, la maratona farebbe meglio dei 100 metri. Dal calcolare la mortalità, si è passati a misurare parametri che descrivono meglio la salute col trascorrere degli anni, come la frequenza di malattie croniche, prime fra tutte diabete e ipertensione, o l’utilizzo di farmaci in età avanzata. I dati hanno continuato a essere favorevoli agli ex-atleti.
Gli studiosi si sono poi interrogati sulle ragioni di questo vantaggio nella sopravvivenza.
 E spunta un’ipotesi genetica, suggerita anche dal fatto che tra i campioni neozelandesi del rugby, solo quelli di etnia non-Maori risultano più longevi della popolazione generale neozelandese. Ma le cose si sono rivelate più complesse di quanto abbia fatto supporre questa osservazione, comunque utile per suggerire una spiegazione. Prima di tutto si è dovuto escludere che venissero selezionati, per meccanismi imponderabili, e avviati all’agonismo individui geneticamente meno predisposti alle malattie. «Lo abbiamo fatto analizzando i geni di 100 atleti maschi partecipanti alle Olimpiadi, a Campionati europei o mondiali dei rispettivi sport o al Tour de France» spiegano gli autori, «e non abbiamo osservato nessuna differenza rispetto a cittadini qualunque tra i fattori genetici che possono predisporre a malattie di cuore o al cancro, le più frequenti cause di morte nei maschi adulti del mondo occidentale». Il merito starebbe nello stile di vita degli ex-atleti che, anche invecchiando, prolungano il beneficio della carriera sportiva e si mantengono attivi, obbedendo a un programma scritto nei geni di tutti, non solo degli sportivi: «Il nostro corredo genetico – concludono gli autori – si è adattato a sostenere un equilibrio tra assunzione e spesa di energia, che si riflette meglio nello stile di vita degli atleti di sport di resistenza o comunque di persone fisicamente attive. Un individuo sedentario del nostro tempo consuma solo il 38% dell’energia». Senza considerare poi quanta energia di troppo introduce con gli alimenti: «Ecco perché l’incremento dell’attività fisica è una delle grandi sfide per la salute del XXI secolo».        

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