giovedì 5 maggio 2011

CHEMO BRAIN: SCOPRIAMO COSA E'

Un riposo non adeguato, interrotto o disturbato può far aumentare i rischi di infarto, problemi metabolici, ictus e ipertensione ed è stato associato a problemi che causano difficoltà di concentrazione e di memoria al risveglio, tensione, irritazione e altri disturbi dell’umore. Ora uno studio pubblicato sulla rivista Cancer richiama l’attenzione dei medici anche sulla qualità delle notti di chi è sopravvissuto a un tumore in età pediatrica e spesso deve affrontare disturbi del sonno. 
Gli specialisti lo chiamano chemo brain (letteralmente, dall’inglese, cervello chimico), un effetto collaterale della chemioterapia che consiste in piccoli vuoti di memoria e difficoltà a concentrarsi e si presenta magari anni dopo la fine di una cura anticancro.
Una serie di deficit neurologici non gravi (collegati anche alla radioterapia sul cervello) che riguardano soprattutto la sfera dell’attenzione e della memoriae che i medici hanno imparato a monitorare e trattare negli ultimi anni.
Per verificare l’impatto di stanchezza cronica e problemi nel dormire sulle facoltà cognitive degli ex-pazienti oncologici bambini o adolescenti i ricercatori del St. Jude Children’s Research Hospital di Memphis hanno esaminato i questionari compilati da 1426 persone curate fra il 1970 e il 1986 per una neoplasia durante l’infanzia. Le loro risposte hanno evidenziato che chi soffre di fatigue, disturbi durante la notte o sonnolenza diurna ha il triplo o il quadruplo delle probabilità di avere cali d’attenzione o memoria rispetto a chi dorme bene. «I problemi cognitivi, seppure relativamente rari, non sono una novità in questa categoria di ex-pazienti, li verifichiamo frequentemente nell’osservazione pratica, ma mancano i riscontri scientifici come quelli offerti da questo studio» spiega Riccardo Haupt, responsabile del Servizio di epidemiologia al Gaslini di Genova e coordinatore del Registro dei «fuori terapia» per l’Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica. 
«Ulteriori ricerche ci aiuteranno a capire meglio il fenomeno – aggiunge Haupt – qualcosa si può fare fin d’ora: è importante una sinergia di intervento tra la famiglia, la scuola, i medici ed eventualmente gli psicologi.  Ed è importante identificare per tempo il problema in modo da poter mettere a punto strategie a riposare bene, ridurre l’affaticamento cronico ed evitare un ritardo neuro-cognitivo nei ragazzi».

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