lunedì 2 maggio 2011

CELLULARI: AUMENTANO L'ATTIVITA' CEREBRALE

Le onde emesse dai cellulari influiscono sull’attività cerebrale, ma rimane da stabilire se si tratti o meno di un pericolo per la salute. Lo rivela uno studio pubblicato su JAMA da un gruppo di ricerca dei National Institutes of Health statunitensi secondo cui le emissioni dei telefonini sono in grado di aumentare il metabolismo del glucosio nelle aree del cervello a contatto con l’apparecchio.
Per verificare se l’utilizzo dei cellulari provocasse l’eventuale attivazione di specifiche regioni cerebrali, gli studiosi hanno misurato il glucosio metabolizzato utilizzando la PET. È stato chiesto a 47 volontari di appoggiare vicino a entrambe le orecchie un telefonino: una prima misurazione è stata effettuata con entrambi gli apparecchi spenti, mentre in un secondo momento solo uno dei due, quello appoggiato all’orecchio destro, è stato acceso per 50 minuti con una chiamata in ricezione. I dati raccolti dagli autori hanno dimostrato che l’accensione di uno dei due cellulari ha reso evidente un aumento del 7% del metabolismo del glucosio esclusivamente nelle aree più vicine all’antenna del telefono.
 «In altre parole, specifiche porzioni del cervello sono risultate sensibili ai campi elettromagnetici creati da una prolungata attivazione di un telefono cellulare». Inoltre, gli effetti rilevati dalla PET sembrano essere proporzionali all’ampiezza del campo elettromagnetico generato.
I risultati ottenuti, per quanto interessanti, non ci forniscono ancora informazioni né sull’eventuale effetto terapeutico di queste onde elettromagnetiche, che potrebbero essere utilizzate per attivare, in particolari condizioni patologiche, specifiche aree del cervello, né tantomeno sulle possibili conseguenze negative, e in particolare sul tanto discusso potenziale cancerogeno degli apparecchi “senza fili”» commenta Nora Volkow, principale autrice dello studio. «Gli effetti creati dalle onde potrebbero cambiare a seconda dell’area del cervello che le riceve, e anni di utilizzo intensivo dei cellulari potrebbero rendere cronico l’aumento dell’attività metabolica riscontrato nell’esperimento, con conseguenze ancora da chiarire» aggiungono Lennart Hardell, ricercatore svedese tra i principali sostenitori della pericolosità degli apparecchi wireless, e Henry Lai, dell’Università di Washington, in un editoriale pubblicato sullo stesso numero della rivista. «Sono quindi necessari e indispensabili ulteriori studi – concorda la Volkow – ma, nel frattempo, il consiglio è di cercare di mantenere il cellulare il più possibile lontano dalla testa, utilizzando appositi auricolari o la funzione “vivavoce”».
Dello stesso avviso anche Lin Zhong, professore della Rice University di Houston, che in un’intervista al New York Times precisa: «L’emissione è maggiore quando il cellulare trasmette rispetto a quando riceve, quindi sarebbe opportuno tenerlo vicino solo per ascoltare, e non per parlare. E inoltre evitate di effettuare o rispondere a chiamate durante un viaggio in macchina o in treno, poiché mentre si è in movimento i campi generati sono più intensi». Sempre dal sito del New York Times, ma questa volta attraverso le parole di Om Gandhi, professore alla University of Utah di Salt Lake City, arriva un altro consiglio: «Un segnale debole significa più radiazioni, perciò se state cercando di ridurre l’esposizione a onde elettromagnetiche, evitate di parlare al cellulare all’interno di edifici o negli ascensori». «E naturalmente – conclude la Volkow - qualche precauzione in più andrebbe riservata per proteggere i bambini, abituati fin da piccoli a maneggiare quotidianamente i cellulari come fossero semplici  giocattoli, ma il cui sistema nervoso ancora in fase di sviluppo potrebbe risentire maggiormente degli effetti causati dai campi elettromagnetici».

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