domenica 29 maggio 2011

TROVATA LA FORMULA PER PREDIRE IL PARTO GEMELLARE

Dall'aspetto dell'embrione è possibile valutare le probabilità di gravidanza e sapere se questa sarà gemellare. Tutto merito di una formula matematica che, analizzando cinque parametri, consente un calcolo predittivo con un'attendibilità che supera il 90 per cento. La ricerca è stata illustrata da Alberto Revelli, responsabile del centro Procreazione assistita dell'università di Torino.
"Siamo partiti con la valutazione morfologica degli embrioni", spiega, "attraverso la loro visione al microscopio e attenendoci a cinque variabili:

CETRIOLI CONTAMINATI: ALLARME DELLA Ue. SEI VITTIME IN GERMANIA, CASI IN ALTRI 6 PAESI

In Germania ha ucciso sei persone e ne ha infettate circa mille, tra casi accertati e sospetti. Il batterio responsabile si chiama Ehec, meglio noto con il nome di Escherichia coli, si diffonde prevalentemente attraverso le feci dei ruminanti (soprattutto bovini) e provoca la Sindrome emolitica uremica (Hus), patologia che ha come primo sintomo la dissenteria emorragica. La notizia delle sei vittime è arrivata dalla stampa tedesca, anche se l'istituto berlinese Robert Koch per la salute pubblica si limita ancora a confermare solo due decessi.
L'allarme ha mobilitato l'Ue e la Commissione europea ha comunicato agli Stati membri, attraverso il suo sistema di allerta rapida sugli alimenti, tutte le informazioni sull'epidemia scoppiata in Germania, ma che ha già fatto registrare casi (in maniera meno violenta) in altri Paesi europei:

L'USO E L'ABUSO DI DROGHE PROVOCA DEFICIT COGNITIVI

L'abuso di droghe provoca deficit in grado non solo di interrompere i percorsi di ricompensa nel cervello, ma anche di espandere il danno alla corteccia prefrontale, zona del cervello conosciuta in quanto coinvolta nei processi cognitivi, ma mai considerata all'interno del processo di dipendenza. A sostenerlo è un gruppo di ricercatori del National Institute on Drug Abuse (Usa) guidati da Nora Volkow che sono giunti alla conclusione grazie alle nuove tecniche di immagini funzionali: "Il risultato ottenuto è molto sorprendente perché la corteccia prefrontale, già conosciuta per il ruolo ricoperto nelle operazioni cognitive, non era mai stata considerata all'interno dei processi di dipendenza", spiega Volkow sulle pagine della rivista Neuron. Questa influenza sulla corteccia prefrontale è collegata alla compulsività e all'impulsività, comportamenti patologici strettamente intrecciati con la dipendenza: per questo motivo le strategie terapeutiche per la dipendenza, conclude la studiosa, dovrebbero essere volte a invertire anche questi deficit cognitivi. 

PARKINSON: L' HELICOBACTER PYLORI TRA LE POSSIBILI CAUSE DI INSORGENZA


La salute dello stomaco influisce su quella del cervello: la presenza dell’Helicobacter pylori, il batterio noto per causare l’ulcera allo stomaco, sarebbe collegata all’insorgenza della malattia. A sostenere la relazione è uno studio presentato ieri a New Orleans (Usa) nel corso della 111° Assemblea generale della Società Americana di Microbiologia da un gruppo di ricercatori della Louisiana State University Health Sciences Center di Shreveport (Usa) guidati da Traci Testerman.
"L'infezione nei topi in età avanzata causata da un particolare ceppo di Helicobacter pylori è coinvolta nello sviluppo dei sintomi della malattia di Parkinson dopo 3-5 mesi.

L'AFFETTO DEI NONNI "ALLUNGA LA VITA" AI NIPOTI

Avere i nonni accanto fa vivere di più i nipoti: nelle famiglie in cui sono presenti più generazioni, infatti, anche in situazioni difficili la possibilità di sopravvivenza dei più piccoli è maggiore. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Current Directions in Psychological Science dal team guidato da David A. Coall, ricercatore della Edith Cowan University di Perth (Australia).
Dalla ricerca condotta su dati raccolti nel corso di numerosi studi è emerso che essi svolgono un ruolo significativo sul benessere dei nipoti: la loro presenza, infatti, sembra associata a un minore rischio di mortalità da parte dei bimbi durante la prima infanzia. “Crediamo che i nonni svolgano un ruolo essenziale per il benessere della comunità -, spiega Coall -, soprattutto nelle società occidentali, dove i tassi di fertilità e di mortalità infantile risultano più bassi”.

SINDROME DA GRAVIDANZA PER UN PAPA' SU 4


Lei è in dolce attesa, e ad avere sbalzi d’umore è lui. È quanto emerge da un’indagine realizzata dall’azienda Pampers,  che ha visto coinvolti 2.000 uomini di età compresa tra i 16 e i 65 anni. Dal sondaggio è emerso che, se un futuro papà su 4 soffre di sbalzi d’umore, più della metà sperimenta un maggiore istinto di nidificazione, come la necessità di riordinare e di sistemare casa e cameretta in attesa dell’arrivo del piccolo. Il 10% degli intervistati ha dichiarato di avere voglie di cibi strani o assortiti in modo originale, mentre l’8% ha affermato di sentirsi più emotivo, e di arrivare a piangere quasi senza motivo. Il 6% ha affermato di avvertire persino uno strano mal di stomaco mattutino, mai percepito prima, del tutto simile alle nausee sperimentate dalle donne in dolce attesa.

venerdì 27 maggio 2011

NEWS: 10 MILA I MALATI ITALIANI IN ATTESA DI TRAPIANTO


Settemila aspettano per un trapianto di rene, 1.314 un trapianto di fegato, 728 di un cuore, 345 un polmone e 260 per il pancreas. Aumenta il numero di donatori di organi segnalati nei primi quattro mesi del 2011, ma cresce di pari passo la loro età media: da poco più di 50 anni nel 2002, si è passati a oltre 60 anni nel 2010. Le più 'generose' sono le donne. Sul fronte dei trapianti di rene da vivente, infatti, dal 2001 al 2010, su 1.304 trapianti, il 69% degli organi è arrivato da loro. La situazione si ribalta, però, quando si analizza il genere del ricevente: le donne sono il 34% e gli uomini il 66%.

ITALIANI BOCCIATI NELL'IGIENE ORALE

Se si parla di carie, si pensa subito ai bambini come a un'inevitabile malattia infantile, ma 8 bambini su 100 dichiarano di non lavarsi mai i denti, 43 su 100 li lavano solo una volta al giorno e, prima dei 6 anni, neanche 1 su 4 è stato dal dentista per un controllo. "La carie nel nostro Paese interessa individui di ogni età e la sua prevalenza aumenta con l'aumentare degli anni, dal 21,6 per cento della popolazione all'età di 4-5 anni, fino a raggiungere quasi il 90 per cento a 25 anni. Nei giovani, in particolare, si manifesta più di qualsiasi altra malattia infettiva cronica", avvisa il ministero della Salute.

giovedì 26 maggio 2011

1,5 MILIARDI DI EURO PER GLI ANIMALI DOMESTICI DEGLI ITALIANI; IL SETTORE NON CONOSCE CRISI


Dieci milioni di famiglie italiane convivono con un animale, soprattutto cani e gatti, e non badano a spese per prendersene cura

Sono oltre dieci milioni gli italiani che hanno un animale da compagnia, sono attenti e scrupolosi e non badano a spese per curare al meglio i propri "compagni". È quanto emerge dall'indagine 2011 "I veterinari e gli animali da compagnia in Italia", presentata dall'Associazione nazionale dei medici veterinari italiani (Anmvi) in occasione di Zoomark Bologna Fiere.
"A dispetto della crisi economica - dice Antonio Manfredi, direttore Anmvi - il settore veterinario negli ultimi quattro anni è cresciuto del 2,2%. Basti pensare che il comparto degli alimenti per cani e gatti nel 2010 ha fatto registrare in Italia un giro d'affari di oltre 1.536 milioni di euro (672,2 milioni per il cane e 818,3 per il gatto), per un volume totale di oltre 503mila tonnellate (+0,7%) vendute".

LA DIETA E' PIU' DOLCE..COL GELATO!

I mangiatori di gelato sono assolutamente trasversali; se quello artigianale è di buona qualità via libera a coni, coppette, brioche ecc.; ma se in gelateria campeggiano colori troppo accesi allora meglio cornetti, ghiaccioli, biscotti o cremini. Uno dei punti di forza del gelato industriale: ovunque lo mangi è sempre uguale a se stesso, senza sorprese, neanche nelle calorie, perché si possono leggere nell'etichetta. La proliferazione delle gelaterie artigianali, invece, ha reso più difficile trovare dappertutto un prodotto di qualità.

NEWS: LO ZUCCHERO AUMENTEREBBE L'EFFETO DEGLI ANTIBIOTICI

È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature dai ricercatori della Boston University (Usa) guidati da James Collins.
Nel corso della ricerca gli esperti hanno indagato il modo di eliminare definitivamente quei batteri “persistenti" - responsabili delle infezioni croniche - che, per sopravvivere all’attacco dei farmaci, restano latenti per un certo periodo di tempo, per poi risvegliarsi più forti non appena l'efficacia del farmaco viene meno (resistenza agli antibiotici). Hanno così scoperto che basta aggiungere una dose di zucchero per risvegliarli dal loro “letargo” e renderli più vulnerabili all’azione degli antibiotici.

VUVUZELAS: OLTRE ALL'INQUINAMENTO ACUSTICO, MEZZI DI INFEZIONI VIRALI


In bilico la loro “presenza” alle Olimpiadi di Londra 2012, le vuvuzelas potrebbero non essere ammesse negli stadi britannici. Oltre a molti detrattori che accusano lo strumento sudafricano di provocare eccessivo inquinamento acustico in quanto capace di generare, potenzialmente, un rumore più forte di quello provocato da un aereo in decollo, dallo studio diretto da Ruth McNerney della London School of Hygiene & Tropical Medicine emerge che il soffio che passa attraverso la vuvuzela è del tutto simile a uno starnuto, e sarebbe in grado di far viaggiare fino a 4 milioni di particelle di saliva al secondo.
L’equipe di ricercatori ha studiato il rischio-contagio delle vuvuzelas utilizzando un dispositivo laser in grado di misurare quante goccioline venivano prodotte da otto volontari alle prese con lo strumento. In media sono state espulse dalle trombette circa quattro milioni di goccioline di saliva al secondo, mentre quando ai volontari è stato chiesto di urlare senza l’ausilio delle vuvuzelas sono state rilevate “solo” 7.000 goccioline ogni secondo.
Piuttosto che un divieto vero e proprio, spiega McNerney, si potrebbe forse parlare di un “galateo dell’uso delle vuvuzelas”.

SALUTE BIMBI: I VIDEOGIOCHI AUMENTATO L'APPETITO; OCCHIO PERO' AI TROPPI GRASSI E ZUCCHERI


Pranzi più calorici dopo i videogiochi:  è quanto accade agli adolescenti secondo uno studio pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition condotto da Jean-Philippe Chaput del Children's Hospital of Eastern Ontario di Ottawa (Canada)  dal quale emerge che i ragazzi che trascorrono prima di pranzo un'ora davanti a un videogioco  – ma anche alla televisione  -  tendono a consumare pasti più consistenti – da circa  163  calorie in più  – rispetto ai coetanei che trascorrono la stessa ora in relax.

mercoledì 25 maggio 2011

GENE DELLA FELICITA': PUO' ESSERE "TURBO"

Chi è dotato di una versione “potenziata” del gene della felicità sarebbe doppiamente soddisfatto della propria vita. È quanto emerge da uno studio pubblicato sul Journal of Human Genetics dai ricercatori della London School of Economic and Political Science di Londra (Gran Bretagna), che hanno individuato nel gene 5-HTT il responsabile del “buon umore”.
Studi precedenti avevano rilevato che tale gene regola la distribuzione, da parte delle cellule nervose, della serotonina - neurotrasmettitore prodotto dalla ghiandola pineale che controlla gli stati d’animo - che, se presente in basse quantità, risulta associata alla depressione.

20 MILIONI DI ITALIANI IN SOVRAPPESO; LA RADICE E' GENETICA PER 7 CASI SU 10

Crescono più gli uomini obesi rispetto alle donne e nella maggior parte dei casi si parla di ereditarietà. È quanto emerge dal 7* Rapporto sull’Obesità in Italia, realizzato dall’Istituto Auxologico Italiano, “Obesità è genetica: oltre lo stile di vita”.
“I dati riferiti al nostro Paese sono preoccupanti: circa il 10% della popolazione adulta italiana è definibile obesa e il 35% è in sovrappeso, quindi sono oltre 20 milioni gli italiani che hanno problemi di peso - spiega Giovanni Ancarani, presidente dell’Istituto Auxologico Italiano -. L’obesità non risparmia neanche le fasce dell’infanzia: secondo i dati forniti dall’Istat, in Italia, nella fascia di età di 8 anni, ben il 36% dei bambini ha problemi di eccesso di peso, di questi il 24% è in sovrappeso e il 12% è decisamente obeso”.
“Si stima che i fattori genetici contribuiscano per il 40-70% alla variazione interindividuale nell’obesità. Quindi, il peso è un tratto altamente trasmissibile, con un’ereditarietà che è solo leggermente inferiore a quella che determina l’altezza” suggerisce Michele Carruba, Direttore del Laboratorio di Ricerche sull’Obesità dell’Istituto Auxologico Italiano.

LITIGI DI COPPIA; LA DONNA E' PIU' PERMALOSA

Percepiscono maggiormente le emozioni quando si discute mentre gli uomini se la prendono di meno, anche se poi sono loro a usare i toni più duri: è quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Intervención Psicosocial dagli studiosi del Dipartimento di Psicologia sociale dell'Università di Granada, in Spagna.
I ricercatori hanno esaminato le reazioni di 142 studentesse e 67 studenti dell'Università di Granada, posti in 5 situazioni conflittuali di diverso tipo: ed è emerso che gli uomini e le donne hanno emozioni diverse all'interno delle situazioni conflittuali. Così, quando davanti i fronte a una situazione in cui “il partner mi offende o mi manca di rispetto” la donna si sente più infelice dell'uomo, e  "se il mio partner è fisicamente aggressivo durante una discussione" le donne si sentono più deluse.

KIWI: RE DEI FRUTTI


E' tra i frutti più ricchi di polifenoli ed è in grado di proteggere l’organismo dallo stress ossidativo meglio di arance e pompelmi. Non solo: ha anche notevoli capacità immunostimolanti. A spiegarlo sono i ricercatori giapponesi della Teikyo University di Tokyo i quali affermano che, nello specifico, la varietà di kiwi più ricca di polifenoli sarebbe la “gold”. Lo stress ossidativo, spiegano i ricercatori, porta alla morte cellulare e favorisce lo sviluppo di patologie come neoplasie, aterosclerosi, insufficienza cardiaca, morbo di Alzheimer e di Parkinson. “Abbiamo dimostrato – spiegano i ricercatori - che il kiwi ha forti effetti antiossidanti e, in particolare, è in grado di inibire l'ossidazione precoce dei lipidi e di impedire lo sviluppo e il deterioramento delle malattie causate dallo stress ossidativo”. 

TROPPO PC E TV? ATTENTI AL CUORE DEI BAMBINI

Bambini pantofolai e amanti della televisione già a rischio-cuore: è quanto emerge da uno studio de'Università di Sidney (Australia) secondo cui stare due ore al giorno seduti sul divano "nuoce gravemente alla salute". Indipendentemente se si tratti di televisione o computer, le ore di inattività aumentano il rischio cardiovascolare, e andrebbero ridotte ad almeno la metà.
I ricercatori hanno seguito stile di vita e abitudini di 1492 bambini delle scuole elementari (6 anni in media), su cui hanno anche effettuato check-up completi per valutarne lo stato di salute misurandone peso, altezza, pressione sanguigna e indice di massa corporea: e hanno messo in evidenza che, in media, trascorrevano 1,9 ore al giorno guardando la televisione o giocando al computer, contro soli 36 minuti di giochi all'aperto. Gli studiosi hanno poi calcolato che coloro che trascorrevano due ore al giorno sul divano, pressoché immobili, avevano un restringimento delle arterie della retina di una media di 2,3 micron (milionesimo di millimetro). Al contrario, i bambini che svolgevano regolarmente attività all'aperto avevano gli stessi vasi sanguigni più larghi di 2,2 micron. Secondo Bamini Gopinath, primo autore dello studio, per fermare gli effetti del restringimento delle arterie retiniche e quindi il rischio vascolare "la sostituzione di un'ora al giorno di tempo trascorso davanti a uno schermo con un'ora di attività fisica all'aperto potrebbe essere sufficiente".

CARNE ROSSA: 100 GRAMMI AL GIORNO AUMENTANO IL RISCHIO TUMORE INTESTINALE DEL 17%

A sostenerlo è il Continuous Update Project (CUP), il più grande studio mai condotto sull'argomento, parte di un progetto più ampio realizzato dal Word Cancer Research Fund (WCRF) in collaborazione con l'American Institute for Cancer Research’s (AICR). Il CUP conferma i rischi per l'intestino legati al consumo di carni rosse e che una dieta a base di fibre sia protettiva contro lo stesso tipo di tumore.
Il rischi aumenta fino al 36% con il consumo di carni lavorate, cioè quelle il cui processo di produzione prevede di affumicare, salare o aggiungere conservanti per il mantenimento a lungo termine dell'alimento: tutti gli insaccati, alcuni tipi di salsicce e i wurstel rientrano in questa categoria.
“ Il messaggio che emerge dalla relazione - spiega Alan Jackson dell’University of Southampton (Regno Unito), che ha guidato il CUP - è che la carne rossa e gli alimenti trasformati a base di carne aumentano il rischio di cancro all'intestino. Per questo tutti coloro che vogliono ridurre il rischio di contrarre la patologia dovrebbero prendere in considerazione l'ipotesi di ridurne le quantità”.

CONTRO OBESITA' E DIABETE: COLPIRE IL "GENE LEADER" KLF14


Colpire un “gene leader” per modificare l'attività di quelli che regolano l'indice di massa corporea (BMI), il colesterolo e l’insulina. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Genetics da un team internazionale del King's College di Londra (Gran Bretagna), secondo cui trattamenti mirati a modificare il comportamento del gene KLF14 - noto per essere coinvolto nello sviluppo del diabete di tipo 2 e associato ad alti livelli di colesterolo - potrebbero consentire di combattere più efficemente le due patologie.
Dalla ricerca condotta su oltre 20 mila geni estratti dal grasso cutaneo di 800 gemelle inglesi e, in una seconda fase, da 600 soggetti islandesi è emerso che KLF14 si comporta da “interruttore” dei geni che regolano le funzioni metaboliche: risulta, infatti, in grado di controllarne l’attività e di mutarne il comportamento. “Questo studio dimostra come le piccole variazioni di un ‘gene regolatore’ possano provocare una cascata di effetti metabolici ad opera degli altri geni -, spiega Spector -. La scoperta ha un grande potenziale terapeutico".

mercoledì 11 maggio 2011

CONTRO L'ICTUS UNA DIETA CHE PREVEDE PESCE OGNI 2 GIORNI

La raccomandazione a portare in tavola il pesce almeno tre volte la settimana giunge direttamente dal Karolinska Institutet di Stoccolma. I ricercatori svedesi hanno seguito a partire dalla fine degli anni Ottanta, un ampio gruppo di quasi 35mila donne nate tra il 1914 e il 1948. Alla fine del periodo di osservazione hanno chiesto loro di compilare un questionario molto ricco di informazioni che prevedeva oltre 350 domande sullo stile di vita e sulla presenza di eventuali malattie croniche e un centinaio sulle abitudini alimentari. Ciò ha permesso di stimare con precisione il consumo settimanale di pesce e perfino di indagare la qualità dei prodotti ittici, in base al contenuto di grasso e di sale naturalmente presente o attribuibile alla conservazione e alla cottura. «Abbiamo dimostrato che chi mangiava pesce almeno 3 volte la settimana era protetta dall’ictus - spiegano i ricercatori -. Le loro probabilità di subire l’evento erano di oltre il 15% inferiore rispetto a quelle di chi lo consumava solo sporadicamente». Gli studiosi hanno poi effettuato analisi statistiche più dettagliate, considerando le diverse caratteristiche del prodotto ittico e giungendo a identificare come particolarmente benefico il pesce magro.

ATTENTI AL SOLE: TENETE CARA LA PELLE

I ragazzi italiani conoscono i rischi legati a una scorretta esposizione solare, i nomi dei tumori della pelle e le loro cause, ma poco più di uno su 10 usa le necessarie precauzioni e ben quattro su 10 ammettono di non ricorrere mai a alcuna misura protettiva. È la fotografia scattata dalla clinica dermatologica dell’Università de L’Aquila tramite i questionari distribuiti in classe a 1.204 alunni di licei e istituti tecnici abruzzesi e presentata in occasione dell’Euromelanoma Day, che verrà celebrato il prossimo 16 maggio
L’abbronzatura fra i giovani (e non solo) è sempre di moda, «basta non strafare – commenta Mario Santinami, responsabile struttura melanomi e sarcomi e vicedirettore scientifico della Fondazione Istituto tumori di Milano -. Il sole è alleato della salute, fa bene alle ossa e all’umore. Uno dei suoi effetti principali è lo stimolo della sintesi di vitamina D (che per il 90 per cento produciamo grazie al sole), un vero toccasana per rafforzare le ossa e contro malattie infettive, autoimmuni e cardiovascolari».

COLESTEROLO ALTO? ATTENTI ALLA MEMORIA


Colesterolo e pressione alta non sono pericolosi solo per la salute del cuore e delle arterie, mettono a rischio pure il benessere del cervello aumentando la probabilità che la memoria perda colpi. Del resto i deficit cognitivi sono da considerare un fattore di rischio per un evento cardiovascolare grave come l'ictus: lo ha dimostrato uno studio americano.

martedì 10 maggio 2011

PSEUDOARTROSI: LA POLITERAPIA PER LA FRATTURA CHE NON GUARISCE

La politerapia, una nuova tecnica che avorisce il consolidamento dell'osso, grazie all’uso di un cocktail di sostanze composto da cellule staminali stromali, prelevate dal paziente in sala operatoria con un aspirazione dal bacino, fattori di crescita di laboratorio e supporti di sostegno (scaffold) e inserito tra i monconi ossei nel corso dell'intervento chirurgico. Questi elementi, oltre ai mezzi di osteosintesi (chiodi, placche, fissatori esterni), determinano un’azione biologica rivitalizzante, che produce la fusione ossea.

BIOCOMBUSTIBILI: GLI AEREI VOLERANNO CON IL GRASSO DEL POLLO


Biocarburante sperimentato dalla Nasa su un Dc-8

NASA - Tra la fine di marzo e l'inizio di aprile la Nasa ha effettuato prove a terra su un motore di un Dc-8 con un biocarburante derivato dal grasso di pollo e di manzo. L'esperimento è stato denominato Aafex (Alternative Aviation Fuels Experiment). I tecnici hanno verificato la prestazione del carburante una volta impiegato direttamente su un motore ed esaminato i gas di scarico per l'analisi chimica di eventuali contaminanti. I test sembrano confermare l'idea che i biocarburanti impiegati siano davvero più puliti e rilascino una quantità minore di inquinanti nell'atmosfera, in particolare per quanto riguarda gli ossidi di azoto, le particelle di nerofumo e gli idrocarburi incombusti.

UNA INIEZIONE ENTRO LE PRIME 12 ORE PER RIDURRE IL DANNO DA INFARTO E ICTUS

I ricercatori britannici dell’Università di Leicester stanno sperimentando una molecola salvavita per milioni di persone, con l'obiettivo di evitare i danni maggiori successivi alla mancanza di apporto di ossigeno ai tessuti. Lo studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences ha identificato una molecola, la proteina OMS646, in grado di neutralizzare il meccanismo infiammatorio che consegue all’attacco da parte delle cellule immunitarie nei confronti di quelle “bisognose” di ossigeno.

ACROFOBIA: NUOVO FARMACO A BASE DI CORTISOLO

Per chi soffre di vertigini potrebbe presto arrivare una soluzione farmacologica grazie all'ormone dello stress: una pillola a base di cortisolo potrebbe, infatti, aiutare ad alleviare i capogiri provocati dall'altezza secondo uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Science.
I ricercatori hanno testato gli effetti su 40 volontari che soffrivano di acrofobia, la paura di luoghi alti. La pillola è abbinata a una terapia psicologica che ricrea l'esperienza di altezze "proibite" con speciali occhiali per la realtà virtuale. I volontari che hanno sperimentato il trattamento combinato hanno avverto un senso di miglioramento delle percezioni.

CANCRO AL SENO: L'IMPRONTA GENETICA E' QUASI "UNICA"

A dirlo è la sequenza genomica realizzata da un gruppo di ricercatori della Washington University di St. Louis, Missouri,  sul Dna di 50 pazienti. I ricercatori hanno scoperto che le impronte genetiche sono molto diversificate: su 1.700 mutazioni osservate la maggior parte erano uniche in ogni paziente e solo tre sono state riscontrate nel 10% delle pazienti.
Gli scienziati guidati da Matthew Ellis hanno confrontato le cellule malate con cellule sane prelevate dalle stesse pazienti al fine di individuare le alterazioni presenti solo nelle cellule tumorali. “I risultati sono complessi e allarmanti in quanto il problema fa ripensare la natura del cancro al seno”, spiega Ellis su Nature.
L’analisi genetica è stata molto vasta e ha riguardato oltre dieci trilioni di elementi utilizzando un super-computer. L’unica alterazione riscontrata in più pazienti è stata quella del gene soprressore di MAP3K1, un complesso di proteine che nella sostanza evita la morte programmata delle cellule tumorali. Altri due geni sono già noti per l’associazione frequente con il cancro alla mammella e sono PIK3CA, trovato nel 43% dei campioni, e TP53 in circa il 15%.

lunedì 9 maggio 2011

BIMBI AGITATI? DIPENDE DA QUANTE VOLTE SI E' STRESSATA LA MAMMA

Il numero di episodi stressanti per la mamma potrebbe far diventare i bambini troppo vivaci. È quanto emerge da uno studio del Perth Telethon Institute in Australia condotto su 3.000 donne in dolce attesa alle quali è stato chiesto di riferire gli stimoli più faticosi vissuti tra la 18esima e le 34esima settimana di gravidanza.
Secondo la ricerca “uno o due episodi di stress durante la gravidanza non sono associati con uno sviluppo impoverito del comportamento infantile, ma se il numero di stimoli negativi aumenta a tre o più allora il rischio di comportamenti difficili sale”, spiega Monique Robinson, psicologa che ha coordinato lo studio.
Tra gli eventi stressanti i ricercatori includono problemi finanziari o nelle relazioni affettive, una gravidanza difficile, la perdita del posto di lavoro o la possibilità di un lutto in famiglia.
Le esperienze dei bambini sono state valutate in diverse fasi della loro crescita, dai 2 ai 14 anni. Le donne che hanno “sopportato” due o più stress sono state il 37% del campione, mentre circa l’8% ne ha vissuti più di sei. “Si tratta di un’analisi valida per la popolazione generale, gli individui possono avere risposte molto diverse tra loro”, spiega Robinson.
Nello sviluppo, l'ambiente educativo può fornire al bambino un enorme potenziale di risorse che possono colmare l’influenza dello stress subito: un fenomeno noto, commentano i ricercatori, come “plasticità dello sviluppo”.

domenica 8 maggio 2011

STUDIO USA: L'ATEROSCLEROSI AVREBBE 3.500 ANNI


Nonostante il sano stile di vita, uno studio condotto dai ricercatori dell'Università della California di Irvine (Usa) ha scoperto che le mummie egiziane di 3500 anni fa soffrivano già di arterie ostruite.
I ricercatori hanno esaminato tramite tomografia computerizzata i resti di 52 mummie: delle 44 che avevano ancora i vasi sanguigni o il cuore ben conservati, il 45% aveva depositi di calcio nelle pareti interne delle vene. "L'aterosclerosi è molto diffusa tra gli esseri umani moderni e, nonostante le differenze tra lo stile di vita antico e moderno, abbiamo scoperto che era piuttosto comune anche negli antichi egizi di alto status socio-economico che vissero più di tre millenni fa", spiega al DailyMail Gregory Thomas.
Tutte le mummie esaminate, spiegano ricercatori, erano sacerdoti, sacerdotesse o al servizio del Faraone, e dunque tutte di alto status socio-economico: il che potrebbe giustificare un'alimentazione a base di carne di bovini, anatre e oche. "I nostri risultati - conclude Thomas - suggeriscono comunque che dobbiamo guardare oltre i fattori di rischio moderni per comprendere appieno la malattia".

RISCHIO OBESITA': Sì AL BIBERON MA NON DOPO I 2 ANNI DI ETA'


L'uso del biberon fino a due anni di età provoca un aumento del 30% del rischio di sviluppare l'obesità entro i 5 anni. A sostenerlo uno studio statunitense in corso di pubblicazione dei ricercatori del Center for Obesity Research and Education della Temple University in collaborazione con i colleghi dell'Ohio State University College of Public Health. 
I ricercatori hanno esaminato i dati di 6.750 bambini, di questi, il 22% utilizzava il biberon  in modo abituale, come “contenitore primario di bevanda”, e/o veniva messo a letto con il biberon.
Dalla ricerca è emerso che quasi il 23% dei piccoli che a due anni erano “abituali utilizzatori” del biberon era diventato obeso entro i 5 anni e mezzo: "I bambini che ancora bevono dal biberon a 2 anni hanno un rischio maggiore del 30% di diventare obesi a 5 anni”, spiega Robert Whitaker della Temple University, che ha guidato lo studio. I risultati rimangono validi, conclude lo studioso, anche dopo aver considerato altri fattori come il peso della madre, il peso del neonato alla nascita e l'alimentazione del bimbo. Nessuna controindicazione, invece, per l'uso del biberon dopo lo svezzamento ed entro il primo anno di vita.

PIU' DI SETTE ORE DI LAVORO AL GIORNO METTONO IL CUORE A RISCHIO

I ricercatori dell'University College di Londra guidati da Mika Kivimaki, su Annals of Internal Medicine hanno pubblicato il loro ultimo studio in materia di cuore e lavoro mettendo in evidenza come chi lavora per 11 ore al giorno vede aumentare il rischio di incorrere in malattie cardiache fino al 67% rispetto a chi svolge lavori che occupano circa 7-8 ore di tutta la giornata.
Lo studio è stato condotto su circa 7095 inglesi senza malattie cardiache seguiti per 11 anni - dal 1985 al 1996: "Giornate di lavoro molto lunghe sono associate a un notevole aumento del rischio di incorrere in malattie cardiache - spiega Kivimaki -".
Non è chiaro, spiegano i ricercatori, se siano proprio i lunghi orari di lavoro ad aumentare il rischio di malattie cardiache, o se il monte ore totale trascorso in ufficio sia un "marker" di altri fattori dannosi per la salute del cuore, come le cattive abitudini alimentari e la mancanza di esercizio fisico.
Secondo gli studiosi le informazioni sul tempo trascorso fuori casa per lavoro - insieme ad altri fattori come la pressione arteriosa, l'eventuale presenza di diabete e l'abitudine al fumo - potrebbero aiutare i medici a prevedere il rischio per il paziente di sviluppare patologie a carico del cuore.

venerdì 6 maggio 2011

POMODORO: ELISIR DI LUNGA VITA ( E IN TUTTE LE "SALSE" )

Economico, versatile in cucina e, grazie al licopene, tiene alla larga malattie cardiovascolari, tumori e problemi cognitivi. «Si tratta di un antiossidante molto potente che, a differenza della maggior parte dei nutrienti presenti in frutta e verdura fresche, continua a essere presente e molto efficace anche dopo la cottura – chiarisce la responsabile della ricerca, Britt Burton-Freeman del National Center for Food Safety and Technology statunitense –. Gi studi dimostrano che i pomodori hanno ottime capacità antitrombotiche e antinfiammatorie; anche per questo risultano protettivi nei confronti di malattie cardiovascolari, deficit cognitivi, tumori».

giovedì 5 maggio 2011

SALUTE: LE ALICI, PESCE SALVA-CUORE

Le alici sono la specie ittica che ha il contenuto maggiore e più equilibrato di acidi grassi omega 3 e omega 6, un mix che protegge da infarto e ictus. È quanto stabilisce uno studio spagnolo dell’Università dell’Almeria che ha confrontato 12 varietà di pesci comuni nella dieta dei Paesi mediterranei, tra i quali nasello e sardine.
La ricerca ha stabilito che il pesce in assoluto più ricco delle sostanze naturali è la “velenosa” Tracina drago, seguita dalla alice: il contenuto di grassi polinsaturi a catena lunga, i più benefici, è rispettivamente il 51% e il 48% del totale di acidi grassi presenti nei due alimenti. Tra i pesci “amici” del cuore, il melù o potassolo è,  a detta dei ricercatori, quello che ha la combinazione di omega 3 e omega 6 ottimale per il consumo umano. "Il fegato di pesce è una ottima fonte di grassi polinsaturi, specialmente di quelli della famiglia omega 3, come l'acido eicosapentaenoico (Epa) e l’acido docosaesaenoico (Dha)”, spiega José Luis Guil-Guerrero, uno degli autori dello studio.
Eppure l’industria di trasformazione alimentare “spreca” gran parte di questo tesoro buttando via le interiora prima dell’inscatolamento. È uno dei “peccati” che i ricercatori rinfacciano ai conservieri. Mettere da parte il fegato fa bene anche al mare: ogni anno centinaia tonnellate di scarti di pesce vengono buttati nelle acque. Un prioblema soprattutto per le zone costiere. “Purtroppo scartando queste parti si fa a meno di tutte le proprietà nutrizionali - continua  Guil-Guerrero -, mentre se fossero utilizzate si potrebbe ridurre l'impatto sull'ambiente marino".

CHEMO BRAIN: SCOPRIAMO COSA E'

Un riposo non adeguato, interrotto o disturbato può far aumentare i rischi di infarto, problemi metabolici, ictus e ipertensione ed è stato associato a problemi che causano difficoltà di concentrazione e di memoria al risveglio, tensione, irritazione e altri disturbi dell’umore. Ora uno studio pubblicato sulla rivista Cancer richiama l’attenzione dei medici anche sulla qualità delle notti di chi è sopravvissuto a un tumore in età pediatrica e spesso deve affrontare disturbi del sonno. 
Gli specialisti lo chiamano chemo brain (letteralmente, dall’inglese, cervello chimico), un effetto collaterale della chemioterapia che consiste in piccoli vuoti di memoria e difficoltà a concentrarsi e si presenta magari anni dopo la fine di una cura anticancro.

I RAGAZZI DI OGGI DEPRESSI GIA' A VENTI ANNI



Oggi già a 20 o 30 anni si cominciano a fare i conti con scelte di vita che scatenano un autentico panico e mandano in cortocircuito le nostre sicurezze. Risultato: ansia da prestazione (professionale), senso di soffocamento e, nei casi più gravi, perfino depressione. Insomma, tutti i sintomi del disagio tipico dei 40-50enni e che, non a caso, gli esperti della Greenwich University hanno definito “crisi del quarto di vita”: un fenomeno che è assai più comune di quanto si potrebbe pensare. «Adesso si è molto più liberi di fare dei cambiamenti all’inizio dell’età adulta rispetto a quanto succedeva in passato

PER CHI VUOL DIMAGRIRE: UN PO' DI PASTA A CENA

Lo hanno verificato ricercatori dell’Università di Gerusalemme con uno studio pubblicato on line da Obesity . Per la ricerca, 78 donne e uomini obesi sono stati divisi in due gruppi che hanno seguito, per 6 mesi, lo stesso tipo di dieta ipocalorica (1300 o 1500 kcal al giorno, con il 20% delle calorie da proteine, il 30-35% da grassi e il 45-50% da carboidrati). Unica differenza: in un gruppo i carboidrati (sotto forma di pasta, riso, pane o patate e yogurt alla frutta o un paio di biscotti) venivano assunti, con altri alimenti, prevalentemente alla sera; nell’altro gruppo i carboidrati venivano distribuiti durante tutta la giornata.

mercoledì 4 maggio 2011

2 MILIONI GLI ITALIANI CHE NON BEVONO ABBASTANZA ACQUA

Lo afferma una ricerca GfK Eurisko; il corpo umano ne è composto in media per il 60% (  75-80% nel neonato, 40-50 nell'anziano) e varia da organo a organo, di più laddove è alta l'attività metabolica. Il tessuto con il minor quantitativo di acqua è quello adiposo con il 20%. I soggetti obesi hanno una percentuale di acqua inferiore a quella delle persone con un peso normale e bere acqua contrasta cellulite e accumuli anti-estetici. 
Elemento prezioso, chiave di prevenzione, di benessere, di lunga vita. Dai recenti studi nazionali e internazionali sulle proprietà salutari del cosiddetto oro blu emerge un dogma: una corretta idratazione è fondamentale per il naturale svolgimento delle reazioni biochimiche e dei processi che assicurano la vita.
In generale è importante mantenere un buon bilancio idrico, cioè compensare adeguatamente la perdita di acqua, tenendo conto che la quantità introdotta con gli alimenti non è sufficiente e che