mercoledì 20 aprile 2011

"UHM" ED "EHM": SOLO SUONI PER GLI ADULTI; VERI MOMENTI DI RIFLESSIONE NEI BIMBI

Secondo uno studio di Celeste Kidd dell’Università di Rochester, negli Usa, i piccoli imparano da quei suoni informi che chi parla sta per introdurre una nuova parola. È quanto emerge da una ricerca condotta su 48 bambini di circa due anni di età. La ricercatrice ha registrato e fatto ascoltare ai piccoli due tipi di frasi, una che indicava un oggetto familiare - una palla -, l’altra un oggetto sconosciuto sul quale la voce intonava un "uhm" di pausa.
Ebbene, Kidd ha dimostrato che i bimbi anche grazie a quell’esitazione dell’adulto dirigevano lo sguardo verso la novità, consapevoli che quel suono abbozzaato precedesse una nuova parola. “È da escludere invece che il bambino usi quei suoni come nome dell’oggetto sconosciuto, anche perché il fenomeno accadeva lo stesso cambiando l’oggetto non familiare con un altro”.
Solitamente le pause “sonore” e le interiezioni come “uhm” ed “ehm” vengono classificate come disfluenze, “inciampi” del linguaggio tra i quali, ad esempio, è inclusa la balbuzie. Gli scienziati non sanno ancora bene cosa rappresentino quei suoni nel vocabolario cognitivo del bambino. Una delle ipotesi è che il bambino li interpreti come un segnale di richiamo da parte dell’adulto per sottolineare il passaggio ad una parola che essi non hanno mai ascoltato

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