lunedì 11 aprile 2011

MAMMOGRAFIA NON SOLO PER I TUMORI AL SENO

La mammografia: esame che tutte le donne sopra gli «anta» conoscono ma che non servirebbe solo a scovare un eventuale tumore al seno. Potrebbe infatti essere usato anche per riconoscere le donne a maggior rischio di infarto e ictus: lo dimostra una ricerca pubblicata sulla rivista Obstetrics and Gynecology , condotta negli Stati Uniti su 1500 signore in menopausa.
LO STUDIO – Peter Schnatz, cardiologo americano di Hartford, che da anni studia le calcificazioni delle arterie mammarie come fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, ha seguito per 5 anni centinaia di volontarie che, nel 2004, si erano sottoposte a una mammografia. Dopo due, quattro e cinque anni le donne hanno risposto a questionari specifici per i fattori di rischio cardiovascolare (fumo, ipertensione, colesterolo, menopausa, attività fisica) e hanno riferito se nel frattempo avessero sviluppato una malattia cardiovascolare, dall'ictus, all'infarto, all'angina. Il suo scopo era capire se la mammografia potesse essere impiegata come strumento per stimare il pericolo di malattie cardiovascolari, visto che riesce a visualizzare i piccoli depositi di calcio nelle arterie mammarie che, secondo molti, possono essere indicativi di un maggior pericolo di infarti e ictus.

Le donne in cui la mammografia rivelava la presenza di calcificazioni erano mediamente più anziane delle altre (69 anni contro 54 al momento dell'ingresso nello studio) e, in effetti, manifestavano più spesso delle altre malattie cardiovascolari: oltre il 20 per cento delle donne le arterie mammarie «sporche» ha sviluppato, nell'arco dei 5 anni, angina, infarto o ictus, contro soltanto il 5 per cento delle donne in cui la mammografia non aveva rilevato accumuli di calcio. «Il rischio di malattie cardiovascolari è tre volte e mezzo più alto in caso di calcificazioni mammarie – sintetizza Schnatz –. Il 58 per cento di queste donne è andata incontro a un ictus, contro appena il 13 per cento delle altre. E la correlazione fra calcificazioni e malattie cardiovascolari è più forte rispetto a quella con altri fattori di rischio: le donne con ipertensione, colesterolo alto o familiarità per le malattie cardiovascolari ad esempio avevano una probabilità "solo" di due, tre volte più alta rispetto a quelle senza tali fattori di rischio». Stando a questi risultati, la mammografia sembra in grado di individuare le donne ad alto rischio, in aggiunta alla valutazione degli altri fattori di pericolo come l'età o pressione e colesterolo alti. «Tra l'altro avendo usato semplici questionari siamo stati in grado di identificare solo le donne con una malattia cardiovascolare già evidente: la prevalenza reale è verosimilmente più alta – dice Schnatz –. In base a questi dati sarebbe opportuno che i radiologi segnalassero sempre la presenza di calcificazioni delle arterie mammarie, quando valutano le mammografie, perché queste possono essere considerate un buon marcatore per lo sviluppo di malattie cardiovascolari».

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