martedì 26 aprile 2011

I SOGNI? NECESSITA' DEL CERVELLO

Non solo più gli psicoanalisti, ma anche i neurofisiologi sono impegnati a scoprire se i sogni hanno una specifica funzione e quale sia il loro ruolo nel funzionamento del cervello. Gli specialisti stanno cercando di comprendere a che cosa possa servire al cervello quella ideazione fatta di immagini ed emozioni che si attiva tutte le notti nelle menti addormentate.
Strumento fondamentale per le loro ricerche è la polisonnografia, monitoraggio continuo delle diverse variabili fisiologiche durante il sonno, tra questi:  la rilevazione dei movimenti oculari, dell’elettroencefalogramma, dei movimenti toracici, e addominali, del flusso respiratorio, dell'elettrocardiogramma, dell'elettromiografia di alcuni muscoli. Funzioni queste che si modificano nelle diverse fasi del sonno. «Numerosi studi hanno ormai dimostrato che il sonno esercita un'influenza positiva sul funzionamento della memoria, chiamata sleep effect — spiega il professor Giuseppe Plazzi del Dipartimento di neuroscienze dell'Università di Bologna —.

Tale effetto è dovuto a diversi fattori, come la riduzione delle interferenze causate dagli stimoli esterni che si verifica mentre si dorme, ma è anche la conseguenza di una funzione attiva del sonno nel consolidare le informazioni che sono presenti nella memoria». Questa funzione attiva del sonno è probabilmente collegata anche a un'azione specifica dei sogni e il loro ruolo è alquanto diverso per quello che riguarda il sonno profondo, "sonno non-REM", e il "sonno REM", ovvero la fase in cui si sogna in maniera nettamente più vivida.
Secondo Robert Stickgold della Harvard Medical School di Boston, il sogno della prima fase servirebbe soprattutto per la stabilizzazione e il rafforzamento della memoria; invece il sonno e i sogni della fase REM giocherebbero un ruolo nel riorganizzare il modo in cui i ricordi sono immagazzinati, consentendo di operare confronti e soprattutto di integrare le nuove esperienze con quelle già immagazzinate. Il lavoro che il cervello realizza durante questa fase è dunque un po' simile a quello di un archivista che mette a posto il materiale arrivato di recente in biblioteca, in modo che possa essere sistemato organicamente senza che si creino confusioni e sovrapposizioni di alcun genere.

Dunque i sogni non sarebbero "figli di un cervello ozioso" come definiti da William Shakespeare in Romeo e Giulietta, ma piuttosto i figli di un cervello assai operoso, che approfitta del sonno per consolidare le nuove esperienze e integrarle con il suo bagaglio di conoscenza in continua crescita. Ma ancora più straordinario è che questa funzione di riorganizzazione della memoria viene attivata anche nel corso di quella particolare modalità di sogno che è il sogno a occhi aperti. La mente è "imbambolata", vaga lontano, eppure anche in quel momento il cervello è attivo nella rielaborazione dei dati in suo possesso, come hanno dimostrato le ricerche sul consumo di ossigeno, che è altrettanto elevato durante compiti impegnativi quanto durante il sogno a occhi aperti. Secondo Marcus Raichle, neuroscienziato della Washington University di Saint Louis, nel cervello esiste una specie di organo interno, chiamato network di default , che si attiva tutte le volte che il cervello è in condizioni di riposo e il cui compito è verosimilmente proprio quello della riorganizzazione interna delle informazioni passate e la preparazione di azioni e scelte future. Un'altra funzione dei sogni, stavolta quelli veri, notturni, e soprattutto di quelli della fase REM, frequentemente minacciosi o comunque ad alto contenuto emotivo, è di erodere progressivamente l'impatto emotivo dei ricordi di eventi spiacevoli, per far perdere loro forza, facilitandone l'integrazione non conflittuale nella memoria.

Un meccanismo che non funzionerebbe nelle persone affette da quella particolare condizione patologica che è il disturbo post-traumatico da stress , nel quale eventi traumatici realmente vissuti continuano a ripresentarsi nei sogni con tutti i dettagli e tutta la loro potenza psicologica distruttiva. Dice in proposito ancora il professor Plazzi: «Sogni estremamente vividi, come film tridimensionali, spesso terrificanti e ricorrenti, pervadono la notte delle persone affette da questo tipo di disturbo, provocando risvegli terrifici e anche lunghi periodi di insonnia forzata nel cuore della notte, per la paura che hanno queste persone di re-immergersi nello stesso sogno, dato che spesso ricominciano il sogno proprio dal punto in cui si erano svegliate».

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