mercoledì 30 marzo 2011

RICERCA ITALIANA: SCOPERTO INTERRUTTORE-CHIAVE PER LE ALLERGIE CHE APRIREBBE NUOVE FRONTIERE TERAPEUTICHE AI COMUNI ANTISTAMINICI

Scoperto da italiani un interruttore chiave per spegnere alcuni degli effetti dell'istamina e controllare quindi le reazioni allergiche e le loro pericolose conseguenze, come lo shock anafilattico.
Il gruppo coordinato da Antonio Filippini, professore di Istologia a La Sapienza di Roma, in collaborazione con l'Università di Oxford, ha identificato la molecola che in risposta all'istamina, induce una serie di reazioni infiammatorie e i sintomi di allergia.




L'istamina, legandosi a specifici recettori, scatena nelle cellule che rivestono cuore e vasi sanguigni una serie di effetti biologici indotti anche da un aumento del calcio all'interno delle cellule. Il team di ricercatori ha osservato che inibendo proprio la molecola che causa il rilascio di calcio dai depositi cellulari, il 'NAADP', vengono bloccati i principali effetti dell'istamina. Questa scatena sintomi acuti proprio in conseguenza di una rapidissima azione sulle cellule endoteliali e l'individuazione di farmaci che agiscano sulle molecole coinvolte in questo processo apre scenari innovativi nella terapia delle reazioni anafilattiche.
«Clinicamente il singolo blocco dei recettori dell’istamina (ottenuto con i farmaci anti-istaminici H1 di seconda generazione) – sottolinea Filippini - dimostra in alcuni casi un’utilità limitata in quanto non vengono bloccate le complesse interazioni e gli effetti ridondanti dei differenti agenti infiammatori. Il nostro studio credo che possa aprire nuove prospettive farmacologiche in cui potrebbe essere possibile bloccare selettivamente solo le risposte biologiche indotte dall’istamina che dipendono dal calcio e dalla molecola NAADP, lasciando inalterate altre vie di segnalazione». «Ci tengo a sottolineare come il nostro studio sia rappresentativo del valore aggiunto della ricerca pubblica nelle Università, che si associa al compito istituzionale di formare nuove leve di giovani scienziati. Nonostante la scarsità di risorse finanziarie in confronto agli grandi Paesi europei».

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