venerdì 10 dicembre 2010

CERVELLO E MORALE: IL CONFLITTO INTERIORE LO GESTISCE IL SUBTALAMO

Cervello2
Il conflitto morale viene gestito, a livello cerebrale, da un'antica porzione di cervello che l'uomo ha in comune con  moscerini, rane e uccelli, grande come una lenticchia: a scoprire il ruolo del subtalamo nei meccanismi neurologici sottostanti ai processi decisionali che generano conflitto è uno studio italiano pubblicato su Social Neuroscience da un gruppo di ricercatori dell'Università di Milano e della Fondazione Irccs Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico guidati da Alberto Priori, in collaborazione con la Fondazione Irccs Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, l'Irccs Galeazzi di Milano e l'Irccs Istituto Neurologico Mondino di Pavia.
Lo studio è stato condotto su 16 pazienti nei quali, per altre patologie, erano stati impiantati elettrodi millimetrici all'interno del cervello, che hanno consentito di registrare l'attività dei neuroni nel soggetto sveglio. Ai pazienti sono state presentate sullo schermo di un computer delle frasi neutre (il sonno è un elemento necessario alla vita; il violino è il più piccolo strumento ad arco), delle frasi morali non conflittuali (ad esempio, tutti gli uomini hanno il diritto di vivere), e altre morali conflittuali (alcuni reati devono essere puniti con la pena di morte; l'aborto è ammissibile quando il feto è malato), ed è stato loro chiesto, di volta in volta, di esprimere accordo o disaccordo. Gli elettrodi in profondità hanno permesso di registrare l'attività elettrica del subtalamo, e hanno consentito di rilevare che si attiva specificamente durante la lettura e la valutazione delle frasi morali conflittuali. “I risultati di questi esperimenti dimostrano per la prima volta il ruolo del subtalamo nei processi decisionali che generano un conflitto - spiega Manuela Fumagalli, ricercatrice presso l'UO di Neurofisiologia della Fondazione IRCCS Ca' Granda Policlinico, che ha preso parte allo studio -. Tutto ciò, oltre ad essere importante per la comprensione neurofisiologica dei processi decisionali, è rilevante per sviluppare nuovi approcci terapeutici a disturbi come lo shopping compulsivo, il gioco d'azzardo patologico, l'ipersessualità. Così come per studiare più a fondo l'eventuale capacità decisionale in pazienti con ampie lesioni della corteccia cerebrale”

IL GENE HAPPYHOUR: DAI FARMACI ANTI-CANCRO UNA CURA PER L'ALCOLISMO

Combattere l`alcol-addiction con i farmaci anticancerogeni: la chiave per disintossicarsi da cocktail e superalcolici è in una classe di trattamenti già utilizzati contro il tumore. I test condotti dai ricercatori americani su moscerini della frutta e topolini hanno infatti portato all`individuazione del gene “happyhour”, una mutazione del Dna che impedisce la proliferazione delle cellule tumorali ed è efficace anche contro l`assuefazione all`alcol. Le cavie che presentano questa alterazione del patrimonio genetico – che viene indotta appunto da alcune medicine contro il cancro – bevono infatti meno bevande alcoliche pur avendone ampia disponibilità. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Cell: “Non è ancora chiaro il meccanismo alla base di questa scoperta -  afferma Ulrike Heberlein, coordinatrice della ricerca – ma si tratta senz`altro di uno studio che potrebbe fornire una vera e propria cura contro l`alcolismo”.

INFILTRAZIONI DI SANGUE: NUOVO METODO PER RIPARARE LE TENDINOPATIE

Lesioni tendinee curate con iniezioni di sangue proprio. Questa l'innovazione  messa a punto dagli studiosi guidati da Waseem Bashir, radiologo del Royal National Orthopaedic Hospital e dell'Ealing Hospital di Londra, è stata presentata nel corso del meeting annuale della Radiological Society of North America.
Il procedimento si basa su effettuare ripetute iniezioni di sangue del paziente in grado di causare emorragie controllate nell'area lesionata, con l'aggiunta della somministrazione di uno steroide: "Il sangue contiene molti fattori di crescita, e le iniezioni hanno dimostrato di promuovere una guarigione più rapida delle lesioni".
La tendinopatia del bicipite femorale è un infortunio piuttosto comune in sport come calcio, ginnastica e karate, tutti sport che richiedono un'accelerazione rapida, e causa dolore acuto anche nel semplice salire le scale. A differenza di un tendine lacerato o rotto che può essere trattato chirurgicamente, le piccole lesioni che caratterizzano la tendinopatia cronica non viene facilmente diagnosticata ed è difficile da guarire.
I ricercatori hanno diviso 42 pazienti affetti dalla condizione in tre gruppi: il primo è stato trattato con iniezioni di anestetico locale e steroidi, il secondo con anestetico locale e iniezioni del proprio sangue, il terzo gruppo con anestetico locale, steroidi e iniezioni di sangue autologo. Ed è emerso che, a un anno dall'infortunio, il trattamento più efficace in termini di funzionalità è risultato quello a base di sangue autologo e steroidi.

NUOTO SI, CORSA E TENNIS NO. PER PREVENIRE L'ARTRITE SPAZIO AGLI SPORT LEGGERI

L'esercizio costante ma leggero previene l'insorgere dell'artrite al ginocchio: a sostenerlo uno studio condotto dalla University of California di San Francisco e presentato nel corso del meeting annuale della Radiological Society of North America. "Secondo i risultati dello studio le attività ad alto impatto come la corsa per più di un'ora al giorno tre volte a settimana sono associate maggiormente alla degenerazione della cartilagine e a un più elevato rischio per lo sviluppo dell'osteoartrite. Impegnarsi in esercizi leggeri e astenersi dall'eccessiva flessione del ginocchio può proteggere contro l'insorgenza della malattia". 
Nello studio è stato esaminato un gruppo di 132 persone a rischio di osteoartrite - ma senza sintomi attuali - e un gruppo di 33 persone non a rischio, intervistandole circa gli esercizi fisici da loro abitualmente svolti, e li hanno poi sottoposti a risonanze magnetiche alle ginocchia: ed è emerso che chi svolgeva esercizi più leggeri aveva le cartilagini più in salute, indipendentemente dal fatto che i soggetti fossero a rischio di osteoartrite.

SPORT SI FUMO NO. IL RISCHIO ICTUS DIMINUISCE DELL' 80%

Uno stile di vita sano con una dieta equilibrata e povera di grassi, molta frutta e verdura, poco alcol e niente fumo, il tutto accompagnato con un po' di esercizio fisico per mantenere il peso forma, può arrivare a far ridurre il rischio di infarto dell'80%: a sostenerlo è uno studio pubblicato su Stroke, una delle riviste ufficiali dell'American Heart Association, dai ricercatori guidati da Larry Goldstein, direttore dello Stroke Duke Center di Durham, (North Carolina, Usa).
Negli Stati Uniti i tassi di mortalità ictus sono diminuiti di oltre un terzo tra il 1999 e il 2006, ma l'ictus rimane la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e il cancro. In Italia ogni giorno l'ictus colpisce circa 660 persone (dato Ccm - Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie), con più di 70 mila decessi all'anno e circa 190 mila persone colpite per la prima volta, per un totale di un caso ogni 3 minuti. Nei Paesi occidentali l'ictus rappresenta la prima causa di invalidità nelle persone adulte, la seconda di demenza e la terza di mortalità (dati 2010 di Alice-Associazione per la lotta all'ictus cerebrale).
Per gli studiosi americani si deve puntare sulla prevenzione. Gli autori dello studio fanno infatti notare che, in particolare, negli ultimi anni è aumentato il numero di ictus che avviene per la prima volta: dei 795.000 ictus che avvengono ogni anno negli Stati Uniti più del 77% avviene per la prima volta.

SCOPERTO GENE FRA LE CAUSE DELLA SLA

Grazie a uno studio italo-americano cominciano a ricomporsi le tessere del puzzle della sclerosi laterale amiotrofica (SLA): e' stato infatti scoperto un gene, sul cromosoma 9, che, sebbene responsabile di un numero limitato di casi, suggerisce per la prima volta uno dei meccanismi alla base di questa malattia che uccide i neuroni del movimento e condanna alla paralisi: i neuroni si intossicano perche' si inceppa il processo di smaltimento dei rifiuti cellulari.

SALUTE: STUDIO, L'IMMAGINAZIONE SAZIA

Se si pensa di mangiare un cibo poi la voglia diminuisce



ANSA) - ROMA, 9 DIC - L'immaginazione sazia: se immagini di mangiare la tua torta preferita, boccone dopo boccone, l'appetito per quella torta diminuira', cosi' quando ti ci troverai di fronte finirai per mangiarne meno. E' il potere dell'immaginazione decretato da esperimenti della Carnegie Mellon University di Pittsburgh e pubblicati su Science.

L'immaginazione funziona, si spiega, perche' aziona un meccanismo di adattamento e appagamento, come se la persona avesse veramente mangiato il cibo e non ne volesse altro.

giovedì 2 dicembre 2010

VITA PIU' LUNGA E PIU' IN SALUTE: IL SEGRETO E' NELLA TELOMERASI

Il processo di invecchiamento può essere interrotto e invertito: è quanto è emerso da uno studio pubblicato su Nature da un gruppo di ricercatori del Dana-Farber Cancer Institute e dell'Harvard Medical School di Boston (Usa) che hanno scoperto che nei topi l'uso della telomerasi - l'enzima deputato alla ricostruzione dei telomeri, ovvero le sequenze di Dna che proteggono le estremità dei cromosomi - è in grado di invertire il processo degenerativo legato all'età. "Questo studio fa pensare alla telomerasi come a un serio intervento anti-invecchiamento".
Quando le cellule si dividono i telomeri tendono ad accorciarsi sempre di più fino a causare, quando diventano troppo corti, l'impossibilità di ulteriori divisioni e la morte cellulare. La telomerasi è in grado di proteggere la lunghezza dei telomeri mantenendo in vita più a lungo le singole cellule.
DePinho e colleghi hanno privato un gruppo di topi dell'enzima e li hanno fatti invecchiare prematuramente. Hanno poi riattivato il funzionamento dell'enzima anti-età constatando, dopo un mese, "l'inversione drammatica degli effetti in questi animali che descrive i risultati ottenuti come l'effetto 'Ponce de Leon', in riferimento all'esploratore spagnolo Juan Ponce de Leon, andato alla ricerca della mitica fonte della giovinezza: "I testicoli raggrinziti sono tornati alla normalità, facendo riacquistare  ai topi la fertilità. Altri organi come milza, fegato e intestino, sono ringiovaniti", si legge su Nature. L'impulso della telomerasi, spiega il ricercatore, ha anche invertito gli effetti dell'invecchiamento sul cervello.
Lo svantaggio è che, secondo alcuni studi, in alcuni casi una versione "mutata" di telomerasi può aiutare le cellule a replicarsi in maniera incontrollata, dando vita alla formazione di tessuti neoplastici, e aiutandoli a crescere più velocemente. Ulteriori studi sono necessari: "Il ringiovanimento dei telomeri - spiega David Harrison, del Jackson Laboratory in Bar Harbor, (Maine) - è potenzialmente molto pericoloso se non ci si assicura che non stimoli il cancro".

TUMORE OVARICO: SOTTO LA LENTE LE TERAPIE ORMONALI SOSTITUTIVE

Le terapie ormonali sostitutive nel trattamento post-menopausa potrebbero esporre le donne ad un aumento dei rischi di sviluppare il cancro all'ovaio. Sono i risultati dello studio European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition che ha analizzato i dati clinici di 126.920 donne in un periodo di nove anni.
In questo lasso di tempo, 424 donne avevano ricevuto la diagnosi di cancro ovarico. Esclusi altri fattori, come il peso, il fumo e le predisposizioni individuali, le donne che ricevevano la terapia ormonale presentavano il 29% di rischi in più di sviluppare il tumore rispetto alle donne non in terapia. Quelle in terapia con soli estrogeni, di norma dopo un intervento di rimozione dell’utero, mostravano un aumento del rischio del 63%, mentre nessun aumento statisticamente significativo è stato notato nelle pazienti che ricevevano un trattamento combinato di estrogeni e progestinici.
Cautela sui dati dallo stesso autore dello studio, Konstantinos K. Tsilidis: “Il messaggio di attenzione su questo tumore è importante - spiega -, ma un aumento chiaro si è dimostrato solo per chi ne aveva fatto un uso continuativo negli ultimi cinque anni”.

RISCHIO CUORE: IDEATO TEST CHE PREDICE LE PATOLOGIE CON 15 ANNI DI ANTICIPO

Scovare i livelli di una proteina per predire il rischio di patologie cardiache con 15 anni di anticipo: il test innovativo è stato messo a punto da un gruppo di ricercatori dell'Università del Maryland (Usa) e pubblicato su JAMA, Journal of American Medical Association. L'esame prende in considerazione i livelli nel sangue della troponina T, una proteina nota per essere predittrice a lungo termine della morte delle cellule cardiache e quindi di insufficienza cardiaca: i livelli della proteina, spiegano i ricercatori, vengono attualmente utilizzati per rilevare se un paziente ha subito un attacco cardiaco. Testato su 4000 statunitensi nell'ambito del Cardiovascular Health Study, il nuovo test permette però di rilevare livelli della proteina 10 volte più deboli: i soggetti con i livelli più elevati, spiega Christopher deFilippi che ha condotto lo studio, hanno quattro o cinque volte più probabilità di sviluppare l'insufficienza cardiaca rispetto alle persone con i livelli più bassi.
Ai partecipanti sono stati prelevati, ogni tre anni, campioni di sangue che sono poi stati congelati: dopo averli scongelati i ricercatori hanno provveduto alla misurazione dei livelli della troponina T e hanno incrociato i dati con gli eventi cardiovascolari registrati dal 1989, anno di inizio dello studio. "Abbiamo trovato - spiega deFilippi - che maggiore è il livello di troponina, maggiore è il rischio per l'individuo di insufficienza cardiaca o di morte per malattie cardiovascolari nei prossimi 10 o 15 anni".
Scovare livelli anche minimi della proteina, spiegano i ricercatori, servirebbe per attuare strategie preventive - come il cambiamento dello stile di vita, con dieta più bilanciata e più sport - nelle persone particolarmente a rischio.

SMS E SOCIAL NETWORK: ADOLESCENTI CHE ESAGERANO A RISCHIO DROGHE, ALCOL E SESSO

Gli adolescenti (tra i 13 e i 18 anni) che inviano ogni giorno più di 120 messaggi di testo con il cellulare hanno il triplo delle probabilità di fare sesso rispetto ai coetanei che fanno un uso più modico del cellulare. È quanto emerge da uno studio presentato dai ricercatori della Case Western Reserve School of Medicine guidati da Scott Frank, da cui emerge che i patiti del messaggino sono il 19,8% dei ragazzi intervistati, molti dei quali donne, con basso status socio-economico e, la maggior parte delle volte, senza il padre in casa.
Dallo studio emerge che gli "hyper-texters" hanno il 40% di probabilità in più di aver provato le sigarette, il doppio delle probabilità di aver provato l'alcol, rischiano il 43% in più di essere forti bevitori e il 41% in più di aver fatto uso di droghe illecite. 
Frank e colleghi hanno anche analizzato gli effetti del tempo trascorso sui social network, rilevando che chi trascorre più di 3 ore tra Facebook e simili ha maggiori livelli di stress e depressione ed è a maggior rischio di consumare sostanze stupefacenti, di avere comportamenti aggressivi e bassi voti a scuola.
Tra gli studenti, spiegano i ricercatori, è l'11,5% a corrispondere a questo profilo. Gli "hyper-networkers" hanno, rispetto ai coetanei che fanno un uso più moderato del pc, il 62% di probabilità in più di aver provato le sigarette, il 79% di possibilità in più di aver provato l'alcol, l'84% in più di aver fatto uso di droghe illecite, il 94% in più di avere comportamenti aggressivi e scontri fisici, il 69% di possibilità in più di avere rapporti sessuali.
"I risultati di questo studio suggeriscono che, se non controllata, l'abitudine di rimanere 'collegati' tramite sms e i social network può avere effetti pericolosi sulla salute sugli adolescenti - spiega Frank -. Dovrebbero essere un campanello d'allarme per i genitori".

mercoledì 1 dicembre 2010

DIMAGRIRE IN SALUTE? IL METODO C'E'; LA DIETA PERFETTA E' CON CARNI MAGRE E LEGUMI

Mangiare fino a sazietà e perdere peso? I ricercatori danesi della Faculty of Life Sciences (Università di Copenaghen) hanno risolto il rebus: proteine da carni magre come pollo e tacchino e legumi, mentre si riducono le porzioni di latticini e formaggi e il consumo di pane bianco e di riso raffinato.
Lo studio ha confrontato diversi regimi dietetici per estrarre quello in grado di prevenire l’obesità. I risultati, pubblicati sul New England Journal of Medicine, sono rivolti direttamente a chi ha gravi problemi di peso. Nella fase iniziale, tra i circa 2.000 partecipanti, gli adulti in sovrappeso che hanno seguito la dieta ipocalorica – 800 calorie al giorno per circa 8 settimane - hanno perso 11 chili. Raccomandazioni alimentari, ricordano i ricercatori, che valgono per chi parte da un peso eccessivo. Anche a questi il consiglio è quello di essere sempre guidati da un dietologo.

Per quanto, infatti, calibrate sulla sensazione di fame e sazietà, si tratta pur sempre di diete drastiche. I ricercatori danesi hanno cercato di trovare il giusto equilibrio tra apporto proteico e indice glicemico. Il risultato più soddisfacente tra le diverse ipotesi è stato ottenuto dal regime dietetico con maggior apporto di proteine (prevalentemente legumi e carni di pollo e tacchino) e un minore apporto di zuccheri semplici: quindi meno frutta “zuccherina”, come kiwi, uva e banane,  tagli anche ai dolci e soprattutto ai carboidrati presenti nel pane bianco e nel riso raffinato, da sostituire con cereali integrali. Pasti assortiti seguendo questo principio, anche se abbondanti come spesso capita a i soggetti obesi, che hanno difficoltà a frenare l'appettito, sostengono i ricercatori, hanno effetti dimagranti più rapidi e di lunga durata e consentono un mantenimento del peso raggiunto più prolungato.

E' UN ANTI-DIABETE, MA CONTRASTA L'ALZHEIMER

La scoperta arriva da un studio pubblicato su Pnas - Proceedings of the National Academy of Sciences dai ricercatori del German Center for Neurodegenerative Diseases (DZNE) e del Max-Planck-Institute for Molecular Genetics (Germania) in collaborazione con i ricercatori inglesi dell'University of Dundee.
Gli studiosi hanno rilevato che la metformina, principio attivo già conosciuto dai malati di diabete, avrebbe delle carte in regola per contrastare l'evolvere dell'Alzheimer.
Dallo studio è infatti emerso che il farmaco anti-diabete è in grado di regolare il funzionamento della proteina PP2A, a sua volta responsabile della rimozione dei gruppi di fosfato dalla proteina Tau, che nei malati di Alzheimer è poco attiva: la metformina ne potenzierebbe il funzionamento, impedendo l'accumulo di fosforo nella proteina Tau e, quindi, l'accumulo della stessa proteina Tau nei cosiddetti "aggregati neurofibrillari", noti per avere un ruolo nell'origine della malattia.  

CIOCCOLATO FONDENTE: "ENERGIA" A CHI SOFFRE DI FATICA CRONICA

Oltre al piacere, il sollievo: gustare una piccola porzione di cioccolato fondente tre volte a settimana, aiuterebbe a ridurre i sintomi della sindrome da stanchezza cronica. Ad affermarlo, sono i ricercatori della University of Hull, in Gran Britagna, in uno studio pubblicato su Nutrition Journal.
La ricerca è stata condotta su dieci pazienti affetti da una grave forma di sindrome da stanchezza cronica, ai quali è stato chiesto di mangiare 15 grammi di cioccolato fondente a giorni alterni per otto settimane e, dopo un periodo di sospensione, di assumere un altro snack - contenente una quantità inferiore di cacao ma dal sapore molto simile al primo.
Al termine dell'esperimento, è emerso che durante il periodo di assunzione del fondente i soggetti avevano riportato un notevole miglioramento, manifestando una riduzione di stanchezza, depressione e ansia. Tuttavia, gli studiosi hanno anche rilevato che le condizioni dei pazienti sono man mano peggiorate durante la fase di consumo del secondo prodotto.
"I risultati ottenuti risultano sorprendenti a causa del piccolo numero del campione - afferma Stephen L Atkin che ha coordinato la ricerca -, e, anche se è necessario testarne gli effetti su un gruppo più ampio, potrebbero essere molto incoraggianti per chi soffre di questa patologia".

CAROTE, ZUCCHE E BROCCOLI: L'ALFA-CAROTENE PROTEGGE CUORE E TESSUTI

Tessuti sani e cuore protetto con ortaggi giallo-arancio e verde scuro: a sostenere le proprietà antiossidanti della particolare dieta è uno studio pubblicato su Jama dai ricercatori del Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta guidati da Chaoyang Li, da cui emerge che l'alfa-carotene - della famiglia dei carotenoidi - in essi contenuto protegge dal rischio di morti per patologie cardiovascolari e cancro.
Lo studio ha preso in esame  15.318 soggetti dai 20 anni in su sottoposti ad analisi del sangue dal 1988 al 1994 e riesaminati nel 2006, 12 anni dopo la fine dello studio. Nel corso della ricerca sono stati registrati 3.810 decessi, ed è emerso che i soggetti con livelli ematici più alti della sostanza sono risultati più protetti dal rischio di morte a causa di cancro o di patologie cardiovascolari.
L'alfa carotene è contenuto in buone quantità negli ortaggi giallo-arancione come carote e zucca, e nei vegetali verde scuro come broccoli, fagiolini, piselli, spinaci, bieta e  foglie di lattuga. Anche se chimicamente simile al beta-carotene, spiegano i ricercatori, l'alfa-carotene potrebbe risultare più efficace, per quanto riguarda il cancro, nell'inibire la crescita delle cellule tumorali in fegato, cervello, e pelle.

martedì 30 novembre 2010

ADDIO CARTELLA CLINICA: IN CORSIA E' ARRIVATO L'iPad

iPad in corsia al Policlinico Gemelli
 si potrà dire addio alla cartella clinica, agli appunti presi a mano durante le visite in reparto: l'iPad comincia ad essere usato in alcuni ospedali italiani e potrebbe mandare in pensione la carta essendo un valido sostituto nell'aggiornamento della la storia clinica dei pazienti, dal ricovero alle dimissioni. Tra questi il Policlinico Agostino Gemelli di Roma, dove da alcuni mesi è partito in alcuni reparti, il progetto "SiPad": per il momento agli operatori sanitari ne sono stati consegnati 20. Grazie alla GESI (Gestione Sistemi per l'Informatica), partner del Gemelli, l’iPad è stato integrato nel sistema sanitario del Policlinico per affiancarsi ai dispositivi esistenti.
iPad in corsia al Policlinico Gemelli
iPad in corsia al Policlinico Gemelli
CICLO DEL RICOVERO - Nell'ospedale dell'Università Cattolica, dove si registrano oltre 35mila accessi al sistema informatico ogni ora, sono già informatizzati il ciclo del ricovero, dalla lista di attesa all’accettazione, alla degenza e alla dimissione, la prenotazione e programmazione delle prestazioni ambulatoriali, la gestione delle impegnative e della cassa, la richiesta, programmazione ed esecuzione delle prestazioni ai pazienti ricoverati, le attività infermieristiche in reparto (consegne, gestione letti, peso assistenziale), la gestione dei referti, firmati con firma digitale e inviati ai reparti, la gestione filmless delle immagini radiologiche e la visualizzazione dai reparti, le attività dei laboratori, della radiologia e delle sale operatorie, la gestione del rischio clinico, con il braccialetto identificativo per ogni paziente in modo da evitare il rischio di errori di persona; il prelievo personalizzato con l’identificazione del paziente e della provetta; la gestione delle cartelle cliniche (anamnesi, diario clinico, lettera di dimissione, referti specialistici). Ma "SiPad" vuole andare oltre, dotando i medici di dispositivi mobili per leggere e aggiornarne la cartella clinica in tempo reale durante le visite in reparto.
I VANTAGGI - «Per ora stiamo usando l’iPad nel giro-visite, al letto del paziente, solo per leggere tutti i dati clinici del malato - spiega Filippo Crea, direttore del Dipartimento di medicina cardiovascolare -; possiamo vedere riportato sotto forma di grafico l’andamento temporale delle sue analisi del sangue, ausilio molto comodo per esempio quando è necessario monitorare parametri che variano rapidamente nel tempo, come gli enzimi di necrosi cardiaca». L’obiettivo a breve termine è usare l’iPad anche per inserire nuovi dati nella cartella clinica elettronica e per guardare referti come lastre o risonanze. I vantaggi? Addio alle pagine fuori posto in cartella clinica, alla difficoltà a interpretare la scrittura di un collega, ai ritardi nella notifica di una richiesta di prestazione e quindi all'aumento della durata (e dei costi) della degenza. I reparti coinvolti nel progetto sono cardiologia, medicina d'urgenza, ginecologia, centro di medicina dell'invecchiamento, microbiologia, medicina interna, endocrinologia, chirurgia. Ma l’idea è di estenderlo a tutti. In futuro, conclude Crea, sarà più facile lo scambio di opinioni e informazioni tra colleghi e i "consulti virtuali" tra medici di diversi dipartimenti.
Niguarda: una visita cardiologica per via telematica (Liverani)
Niguarda: una visita cardiologica per via telematica (Liverani)
MEDICI IN AZIENDA - Anche la Lombardia si muove in direzione dell'ospedale tecnologico. Dopo il San Gerardo di Monza, tocca al Niguarda di Milano che ha avviato due progetti per visitare i dipendenti delle aziende senza che debbano muoversi dall'ufficio e arrivare alle cartelle cliniche touch. Si chiamano "Healthpresence" e "iClinic": il primo, sviluppato con Cisco, permette a un medico di visitare i pazienti a distanza grazie a un sistema di videoconferenza ad alta definizione. I primi a testarlo saranno 80 dipendenti della società di networking, per «il primo progetto in Europa di prevenzione da remoto in azienda», come spiegano i responsabili. I volontari saranno sottoposti a un elettrocardiogramma, all'auscultazione di cuore e polmoni e a una visita cardiologica completa. In azienda è allestita una sala visita con un infermiere, mentre dal Niguarda sarà collegato in videoconferenza un cardiologo. I referti saranno inviati ai pazienti entro tre giorni. Il secondo progetto, quello della cartella clinica elettronica caricata su iPad, prevede che i medici possano accedere a tutti i dati di un malato, dagli esami diagnostici alle immagini radiologiche e delle Tac. La soluzione, elaborata da Connexxa, «garantisce un elevato grado di sicurezza - dicono i realizzatori - grazie all'utilizzo della tecnologia Rfid», basata sugli impulsi a radiofrequenza. Per tre mesi saranno sperimentati cinque iPad, poi il sistema verrà esteso a tutto il blocco sud del Niguarda (450 posti letto) con 70 tablet, ma l'obiettivo è di coprire l'intero l'ospedale. «Si tratta di due iniziative innovative e complesse che nascono in un grande ospedale pubblico - ha detto il presidente lombardo Roberto Formigoni -. Sono progetti che la Regione persegue da tempo: siamo i primi in Europa perché per primi abbiamo scommesso sulle nuove tecnologie e sull'alleanza pubblico-privato».

SALUTE: RADIOFREQUENZE CONTRO L'IPERTENSIONE

Un'alternativa quando i medicinali non fanno effetto.
La metodica è stata ben tollerata e la riduzione della pressione si manteneva dopo sei mesi dal trattamento


Semplice, anzi Symplicity. Chi soffre di un'ipertensione "resistente" ai farmaci, può ora ricorrere a un mini-intervento chirurgico sul rene, ancora sperimentale, ma molto promettente.
Lo dimostrano i dati di uno studio appena pubblicato sulla rivista Lancet, chiamato appunto The Symplicity Trial, dal nome del catetere usato. La procedura richiede meno di un'ora: consiste nell'introdurre, attraverso la cute, questo speciale catetere nell'arteria femorale e di spingerlo fino a quella renale, dove "libera" onde a radiofrequenza (IL METODO). L'obiettivo è distruggere le fibre nervose del sistema nervoso simpatico che circondano l'arteria e che giocano un ruolo importante nella regolazione della pressione: interferiscono, infatti, con la produzione di renina (un enzima che attiva una serie di reazioni a loro volta coinvolte nei processi che generano ipertensione) e con l'eliminazione del sodio da parte del rene.
Difficoltà da alta pressione
Lo studio, coordinato da un'équipe australiana e condotto in 19 centri sparsi non solo in Australia, ma anche in Europa e negli Stati Uniti, ha coinvolto un centinaio di pazienti: la metà è stata sottoposta all'intervento, l'altra metà no. E la differenza si è vista: nel primo caso la pressione, in una buona percentuale di pazienti, si è ridotta di 32 (la sistolica) e di 12 (la diastolica) millimetri di mercurio (classicamente la pressione si misurava con apparecchi che utilizzavano il mercurio e da questi si è mutuato il parametro di riferimento), nel secondo i valori non si sono modificati. Non solo: la metodica è stata ben tollerata e la riduzione della pressione rimaneva tale anche dopo sei mesi dal trattamento: tanto, infatti, è durato lo studio, ma secondo l'azienda che produce il catetere, l'effetto si mantiene almeno per due anni. L'alternativa "chirurgica" agli anti-ipertensivi sembra, dunque, funzionare, ma che cosa significa ipertensione "resistente" ai farmaci?
«Gli ipertesi "resistenti" ai farmaci e quindi potenziali candidati alla nuova cura sono quei pazienti che, pur seguendo una terapia con almeno tre antipertensivi, compreso un diuretico, non riescono a riportare la pressione entro i limiti della normalità. Cioè: sotto i 140 mm di mercurio la pressione diastolica (la cosiddetta massima) e sotto gli 90 la pressione sistolica (la minima). Valori che cambiano se il paziente è diabetico, nefropatico, ha già avuto un problema cerebrovascolare (tipo ictus) o cardiaco (tipo infarto o angina): allora è opportuno ridurre la pressione ancora di più: 130/135 per la massima e 80/85 per la minima». I "resistenti veri" alle cure vanno distinti da altri pazienti ipertesi che non tengono sotto controllo la pressione. «Una buona percentuale di ipertesi sa di esserlo, ma non assume con regolarità i farmaci prescritti dal medico. Di tutti i casi di ipertensione soltanto il 25-30 per cento è tenuto sotto controllo, gli altri non lo sono». Poi ci sono i "falsi" ipertesi. Quelli da errori tecnici, come gli obesi, per esempio: se la loro la pressione viene misurata con un manicotto normale, i valori possono risultare più elevati. Altro capitolo: gli ipertesi da camice bianco. Sono coloro che, di fronte al medico, si "agitano" e vanno incontro a sbalzi di pressione. Da non dimenticare, infine, gli ipertesi da liquirizia e da farmaci (come i cortisonici o gli antinfiammatori non steroidei o la pillola contraccettiva): in questi casi si dovrebbe evitarne l'assunzione.

FITNESS: LE TENDENZE DEL 2011

Meno «muscoli» a ogni costo, più benessere e ginnastica prescritta dal medico

Che cosa andrà di moda nelle palestre nel 2011? Ce lo dice l’American College of Sport Medicine, massima autorità mondiale in fatto di fisiologia e clinica dell’esercizio fisico: sulla base di questionari inviati, in tutti i continenti, a oltre 2mila esperti (tra allenatori, ricercatori universitari, medici sportivi, produttori di macchine per le palestre) ha stilato la classifica delle attività sportive destinate ad aver maggior successo. Gli esperti prevedono una mezza rivoluzione: dalla classifica internazionale delle attività più amate dovrebbe uscire il Pilates (ma non in Italia), calare gli affezionati di lezioni con il personal trainer (e c’era da aspettarselo, vista la crisi), nonché gli appassionati di macchine per "farsi i muscoli" e di fitness "funzionale", nonostante sia considerato fondamentale per recuperare, appunto, la funzionalità dei muscoli nella vita quotidiana. Ci si attende, invece, una crescita dei programmi di fitness dedicati agli anziani (e anche questo era prevedibile), e su "prescrizione" medica in generale; aumenteranno anche le iscrizioni ai corsi di yoga (bisogno di relax?) e soprattutto i programmi legati al mondo del lavoro: dalle palestre in azienda, al diffondersi di "incentivi" per i lavoratori diposti a fare un po’ di moto. Incentivi non necessariamente economici: potrebbe trattarsi del permesso di uscire un’ora prima dal lavoro un paio di volte alla settimana per frequentare una palestra. Quello che resta immutato rispetto agli anni scorsi è invece, affermano sempre all’American College of Sport Medicine, la richiesta di personale preparato.
FITNESS E MEDICINA - Il rapporto tra fitness e medicina è, però, a doppio senso: se da un lato, infatti, servono controlli medici prima di affrontare la palestra, dall’altro la palestra serve ai medici come strumento di prevenzione e cura. Per questo si prevede che aumenteranno i programmi per perdere peso (ma non tra i bambini) e le prescrizioni mediche di attività fisica, nell’ottica, peraltro, della campagna "Exercise is medicine" lanciata dall’American College of Sport Medicine. Il ritratto del futuro fitness, fatto dalla ricerca americana coglie in pieno anche la realtà italiana? In buona parte sì, ma non del tutto. «Da noi ( in Italia ) il cambiamento più sensibile è legato alle motivazioni per cui si fa attività fisica. Qualche anno fa si andava in palestra solo per ragioni estetiche, oggi ci si vuole anche divertire, rilassare e si punta a sciogliere le tensioni accumulate durante la giornata».  In Italia c’è, in più, un forte desiderio di evasione, che faccia bene allo spirito oltre che al corpo. Ecco perché hanno successo tutte le iniziative che uniscono attività fisica, musica e colore, come i corsi di burlesque o di musical». Inoltre, sebbene risultino escluse dalla classifica internazionale, da noi hanno un grande successo - secondo gli esperti italiani - tutte le forme di combattimento, dalla boxe, praticata anche senza il contatto diretto (che produce grandi benefici cardiovascolari), alle arti marziali, pure, o modificate secondo diverse esigenze, mirate per esempio alla difesa personale delle donne, o integrate tra loro. «Nella classifica internazionale mantiene una buona posizione lo yoga- A Milano, come a New York o a Los Angeles, funziona soprattutto nelle varianti che prevedono più movimento. Allo stesso modo è stato modificato anche il Pilates, una delle tendenze uscite dalla classifica internazionale del gradimento, ma che in Italia non conosce declino, soprattutto nella forma chiamata dainami, che unisce respirazione yoga, Pilates e altre forme di ginnastica, nell’esecuzione di movimenti circolari. Ma a fare la parte del leone nel nostro Paese è e sarà il running: non sarà una tendenza riconosciuta a livello mondiale, ma, anche grazie alla promozione di alcuni appassionati famosi, come Linus e Gianni Morandi, basta passare per un parco la sera o la mattina presto per rendersi conto che la "febbre della maratona" è ormai un’epidemia.

COME SCUOTERE I NEURONI COLPITI DA ICTUS

Uno studio pubblicato su "Nature" dimostra che, nei topi, un farmaco già noto riesce a limitare il danno provocato dall'improvvisa mancanza di sangue al cervello


L’ictus per il cervello è una sorta di catastrofe. E come accade dopo una sciagura naturale, per limitare i danni e tornare al più presto alla normalità, è importante che i sopravvissuti si riprendano dallo choc iniziale e comincino il prima possibile a rimboccarsi le maniche. Per le cellule cerebrali è lo stesso: quelle circostanti la zona più duramente colpita, anche senza soccombere, restano in una sorta di stordimento che impedisce loro di riprendere in mano le redini della situazione. Uno studio appena pubblicato su Nature ha dimostrato che alla base di questa scarsa reattività c’è l’accumulo di una sostanza che inibisce la trasmissione dell’impulso nervoso, il GABA (acido gamma ammino butirrico), e che con un farmaco capace di bloccarla il recupero dopo l’ictus può essere più completo e veloce.
Va detto che la ricerca di Thomas Carmichael e dei suoi colleghi dell’Università della California è stata condotta su un modello animale in laboratorio e che i suoi risultati non possono quindi essere trasferiti agli esseri umani prima che siano effettuati tutti gli studi clinici necessari. Ma le sue conclusioni sono così interessanti che verranno presto sperimentate anche nell’uomo. Quando i ricercatori hanno indotto artificialmente un ictus, bloccando l’afflusso di sangue di un’arteria del cervello nei topi, hanno osservato che intorno alla parte necrotica si trovava una grande quantità di GABA, che inibiva i neuroni circostanti. «Da tempo molti studiosi hanno concentrato la loro attenzione sulle aree adiacenti a quelle più colpite dall’evento - spiega Carmichael -. Per i neuroni morti, infatti, non c’è più niente da fare, ma è importante recuperare quelli che, pur sofferenti, sono ancora vivi. Tocca a loro supplire alle funzioni irrimediabilmente perse nella zona dell'ictus, modificandosi e stabilendo nuove connessioni nervose». La zona del cervello che viene colpita da un ictus subisce infatti un danno irreversibile: a causa dell’interruzione del flusso sanguigno, i neuroni che si trovano a valle dell’ostacolo non ricevono più nutrimento e nell’arco di pochi minuti muoiono. Ma la qualità più importante del cervello, vale a dire la sua estrema plasticità, può cercare di ripristinare per quanto è possibile lo stato fisiologico precedente al danno. «L’eccesso di GABA nei neuroni circostanti impedisce l’organizzazione di questa reazione di emergenza - prosegue il ricercatore californiano -. Per questo abbiamo provato a somministrare agli animali un farmaco già noto e utilizzato per inibire specificamente la funzione del GABA». Il tentativo ha funzionato: gli animali trattati recuperavano le loro funzioni motorie in maniera migliore e più veloce rispetto ai topi che non avevano ricevuto il farmaco.
LE PROSPETTIVE - Uno degli aspetti più interessanti dell’approccio terapeutico proposto dai ricercatori californiani è la tempistica dell’intervento. L’unica arma oggi a disposizione dei medici per ridurre i danni di un ictus è infatti la trombolisi, cioè la somministrazione di sostanze che sciolgano il trombo, ma questo provvedimento può servire solo se condotto nelle prime quattro ore e mezza, che sono quindi cruciali per le prospettive di vita del malato. «L’inibitore del GABA, invece, dato subito, peggiorava addirittura la situazione - precisa Carmichael -, probabilmente perché la sostanza interferisce con una reazione naturale mirata a evitare un’eccessiva eccitazione nervosa». «L’effetto positivo sul recupero motorio si osservava invece quando il farmaco veniva somministrato pochi giorni dopo l'ictus» conclude il ricercatore. Se la strategia si confermerà efficace anche nell’uomo, ciò significa che il fattore tempo finalmente non condizionerà più gli esiti dell’evento.

IL BAMBINO SOFFRE RIPETUTAMENTE DI MAL DI PANCIA? IL PROBLEMA POTREBBE ESSERE IL FRUTTOSIO

Il suo cattivo assorbimento può essere causa di ricorrenti dolori addominali

A segnalarlo è uno studio presentato all'ultimo congresso dell'American College of Gastroenterology. Ricercatori del Mary Bridge Children's Hospital and Health Center,hanno esaminato 245 bambini e ragazzi, fra i 2 e i 18 anni di età, che lamentavano inspiegabili dolori addominali cronici, associati a stipsi, gonfiore e diarrea. Gli studiosi hanno fatto ingerire a questi pazienti una quantità stabilita di fruttosio e mediante un particolare esame (il test del respiro) hanno scoperto che il 54% dei giovanissimi aveva problemi di malassorbimento di questo zucchero. I medici hanno prescritto, quindi, una dieta a basso contenuto di fruttosio e già dopo tre mesi il mal di pancia era sparito nel 68% dei casi.
Ma quando il fruttosio diventa un'insidia? «Il problema — spiega Salvatore Cucchiara, direttore dell'Unità di gastroenterologia pediatrica del policlinico Umberto I di Roma — nasce dal cattivo funzionamento della molecola che trasporta il fruttosio all'interno delle cellule che rivestono l'intestino. Se lo zucchero non viene completamente assorbito, rimane nel canale intestinale e va incontro a fermentazione: si producono così idrogeno (rilevato dal test del respiro), acidi grassi e altre sostanze che causano gonfiore, diarrea e meteorismo». «Premesso che il consumo di fruttosio è molto più basso in Europa che negli Usa, dove questo zucchero (sotto forma di sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio) è spesso utilizzato al posto del saccarosio per dolcificare le bibite, bisogna anche considerare che eventuali problemi di malassorbimento dipendono non solo dalla quantità di fruttosio, ma ancor più dal fatto che sia assunto da solo. Il problema, viene molto ridimensionato quando il fruttosio è accompagnato da pari quantità di glucosio, che ne facilita l’assorbimento». «Poiché il saccarosio, il comune zucchero da cucina, è costituito in ugual misura da fruttosio e da glucosio, in genere non rappresenta un problema (a meno che non si ecceda), mentre potrebbero esserlo gli alimenti e le bevande che contengono solo fruttosio (usato come dolcificante, e quindi dichiarato in etichetta), oppure i cibi che contengono più fruttosio che glucosio, come certi frutti, quali mele e pere, o quelli che contengono fruttosio in quantità particolarmente elevate, come la frutta essiccata e i succhi di frutta concentrati. È evidente, comunque, che, specie se si parla di frutta e verdura, bisogna evitare restrizioni inutili, identificando gli alimenti che possono creare problemi e le quantità che possono essere ben tollerate».

SALUTE: L'OBESITA' SI COMBATTE A COLAZIONE

Chi non fa una corretta colazione è tre volte più soggetto a sovrappeso e obesità. Lo rileva una ricerca della Scuola di specializzazione in pediatria dell'Università di Parma sulle abitudini alimentari dei bambini in età scolare.
Chi non fa la colazione in genere finisce con l'abbuffarsi a metà mattina o a pranzo, rischiando così di mangiare più del necessario. Fare una buona prima colazione invece aiuta non solo a non ingrassare, ma anche a rendere di più a scuola e nell'attività sportiva.
Che cosa si dovrebbe mangiare?
La colazione ideale è quella mediterranea a base di latte o yogurt, accompagnati da cereali, fette biscottate con la marmellata o biscotti nonché da frutta di stagione o da una spremuta. Meglio evitare invece cibi grassi o troppo zuccherini.
Quali gli errori da non fare?
Innanzitutto, nel caso dei bambini, è bene evitare che consumino la colazione da soli o, ancora peggio, davanti alla televisione. Da bocciare anche la colazione frettolosa al bar. Per stimolare l'appetito al risveglio meglio evitare spuntini a base di latte o altro alla sera prima di andare a letto. E se proprio non piace la colazione canonica, provare con delle alternative, per esempio, un toast e un succo di frutta. Infine evitare di fare le cose troppo di fretta: si è infatti visto che l'ansia di arrivare in tempo a scuola è una delle cause che porta a non fare la colazione. Meglio andare a letto un po' prima e svegliarsi senza avere i minuti contati.

PASTI SEMPRE PIU' VELOCI PER GLI ITALIANI

Da una ricerca emerge che il poco tempo e le esigenze di lavoro hanno accorciato i tempi dei pasti e ormai una persona su quattro non rientra a casa


ROMA. L'immagine tipica della famiglia italiana stile pubblicità "Mulino Bianco" che si siede a tavola per mangiare resiste con fatica all'assalto del 'mordi e fuggi'. Infatti, il poco tempo e le esigenze di lavoro hanno accorciato i tempi dei pasti e ormai una persona su quattro non rientra a casa.
Lo affermano i numeri della ricerca condotta da The European House-Ambrosetti su dati Nielsen-Barilla, secondo cui dei 105 milioni di pasti quotidiani consumati nel nostro paese il 24% è fuori casa, sempre più spesso anche con modalità atipiche per orario e tempi.
La percentuale dei pasti in casa sale all'82% se si considera anche chi mangia da parenti o amici, mentre tra i luoghi esterni svettano i ristoranti-pizzerie (6%) sulle mense (4%), mentre il 3% degli italiani mangia in ufficio.
Il 67% dei 25,5 milioni di pasti consumati fuori casa è concentrato nell'occasione del pranzo, che solo nel 30% dei casi è consumato tra le 13 e le 14. Anche le immagini dei pasti lunghi e complessi sono ormai solo un ricordo: il 73% dura meno di 30 minuti, e uno su quattro, sia in casa che fuori, dura meno di 20. Il 10% di chi mangia fuori impiega tra l'una e le due ore. Il 14% dei pasti fuori casa è consumato in piedi mentre il 15% seduti, ma non a tavola. Nel caso dei pranzi fuori casa si tratta prevalentemente di primi piatti (41%) e di secondi piatti (42%), con 1 milione di primi piatti pronti consumati fuori casa ogni giorno.

STUDENTI IN PIAZZA: PALERMO PARALIZZATA

Traffico in tilt e città bloccata. Centro storico, piazza Indipenza e le principali vie sommerse dai cortei di studenti medi e universitari  


PALERMO. La città è paralizzata. Il centro storico, la zona dei palazzi della Regione e dell'Ars, le principali arterie commerciali, sono percorse dai vari cortei degli studenti medi e degli universitari che stanno realizzando il "Blocchiamo tutto day". Il traffico è in tilt. Migliaia di studenti si trovano in via Volturno, a Palazzo d'Orleans e stanno confluendo verso la Cattedrale per percorrere corso Calatafimi con l'intenzione di andare a bloccare l'autostrada Palermo-Messina-Catania-Trapani.
Il coordinamento degli studenti medi afferma che per le strade ci sono circa 50 mila studenti. Stime delle forze dell'ordine parlano di diecimila persone. I giovani di "Azione Universitaria" sostengono invece che «la stragrande maggioranza degli studenti non va ai cortei guidati dai baroni e soltanto mille studenti, su oltre sessantamila iscritti all'ateneo di Palermo, hanno aderito alla manifestazione di questa mattina». Azione Universitaria annuncia «una campagna capillare in tutte le facoltà dell'Ateneo di Palermo per spiegare agli studenti i veri effetti che la riforma avrà sull'università».
Gli studenti medi e universitari di Palermo, che protestano contro la riforma e il ddl del ministro Gelmini, hanno bloccato gli svincoli della circonvalazione in via Belgio e in corso Calatafimi per l'innesto nelle autostrade verso Catania e Messina e verso Trapani. Giovani degli "Studenti In Movimento" dall'ufficio scolastico provinciale in via Praga, si sono spostati in via Belgio bloccando il ponte della circonvallazione appendendo lo striscione di "Studenti In Movimentò e accendendo fumogeni.

DIETRO A OGNI CANCRO UN'APE REGINA

(ANSA) - MILANO, 30 NOV - In ogni cancro si nasconde 'un'ape regina' che comanda le altre cellule e rende il tumore piu' aggressivo. Uccidere questa 'regina' porterebbe a rivoluzionare la cura del cancro: ed e' a questo che punta un progetto dell'Associazione italiana ricerca cancro (Aric). 'Le staminali sono la frontiera dei tumori', dice il ricercatore Pier Paolo Di Fiore, il quale spiega che la regina e' la staminale, ed e' fertile, mentre le altre cellule tumorali sono api operaie, sterili.

PIU' CANNE E DIETE PER GLI ADOLESCENTI

 (ANSA) - ROMA, 29 NOV - Cala il consumo di sigarette e alcolici ma cresce quello di 'canne' cosi' come un'altra pericolosa abitudine, quella delle diete fai da te. E' questo il quadro che emerge dal Rapporto 2010 della Societa' italiana di pediatria sugli adolescenti. Meno di uno su tre dichiara di fumare sigarette, dato in lieve calo rispetto al 2009, come diminuisce il consumo di alcolici, che comunque rimane alto (beve birra il 47%, vino il 40%, liquori il 18%). Cresce invece il consumo di canne.

sabato 27 novembre 2010

L'ANORESSIA NON E' UN CONTRACCETTIVO

MILANO - Quando il desiderio di dimagrire supera il livello di guardia scatta un campanello di allarme: l’organismo delle donne segnala con l’interruzione o la scarsa regolarità del ciclo mestruale gli sbalzi ormonali causati dalla grave perdita di peso che si verifica con l’anoressia. Ma, da quanto è emerso dallo studio appena pubblicato su Obstetrics & Gynecology ciò non significa scongiurare il rischio di un concepimento indesiderato. I dati raccolti un team internazionale di ricercatori dell’Università del Nord Carolina e dell’Istituto norvegese di sanità dimostrano che le gravidanze non programmate, e ancor peggio gli aborti indotti, sarebbero infatti più frequenti nelle donne con disturbi alimentari.
LO STUDIO - I ricercatori hanno preso in considerazione oltre 60mila donne norvegesi, di cui una sessantina soffriva di anoressia. La metà di loro ha riferito di essere rimasta incinta almeno una volta senza desiderarlo, tanto che una su quattro in passato ha affrontato la dolorosa esperienza dell’interruzione volontaria di gravidanza. Tra le donne che non soffrivano di disturbi alimentari, le percentuali di gravidanze impreviste e aborti erano molto più basse, rispettivamente del 18,9 e del 14,6%.
LA MALATTIA - Fame d’amore. Questa è forse una delle migliori definizioni utilizzate per descrivere un malessere che tante donne, ma anche tanti uomini, sfogano nel cibo per nascondere traumi o disagi mai superati. E quando l’ossessione per la bilancia e il rifiuto del cibo diventano incontrollabili, il malessere si trasforma in patologia: anoressia, bulimia, o più in generale disturbi del comportamento alimentare. Sono condizioni in largo aumento in tutto il mondo occidentale: solo in Italia sono 3 milioni le donne che ne soffrono e anche la percentuale di uomini sta progressivamente aumentando. Si tratta di numeri importanti, come i segni che queste malattie lasciano sul corpo, a livello fisico e psicologico, dall’osteoporosi alla depressione. Ma, alla luce dello studio appena pubblicato, all’elenco si aggiungono oggi anche gravidanze indesiderate, o comunque non programmate, e aborti indotti.
IL COMMENTO - «L’impressione è che le anoressiche considerino la propria amenorrea come un buon metodo contraccettivo - spiega Cynthia Bulik, che ha coordinato il lavoro, - sebbene non ci siano prove di questa falsa convinzione, anzi l’evidenza dice il contrario». L’aumentato rischio di gravidanze non programmate e di aborti indotti sarebbe quindi la conseguenza della scarsa attenzione riservata ai rapporti sessuali. Racconta Fabiola De Clercq, Fondatrice e Presidente dell’ABA, associazione che dal 1991 si occupa di dare sostegno a chi soffre di disordini alimentari: «Negli ultimi anni stiamo assistendo a una progressiva anoressizzazione delle donne italiane che, pur non arrivando sempre a soddisfare i veri e propri criteri diagnostici della patologia, perdono una o due taglie, bevono alcolici invece che cenare e non riescono ad avere relazioni sentimentali stabili. Il loro comportamento così rigoroso nell’alimentazione non lascia spazio alla cura dei rapporti con l’altro sesso, tendenza questa che si traduce in incontri occasionali e scarsa attenzione alla protezione». È quindi essenziale non sottovalutare l’importanza di una corretta educazione sessuale rivolta anche a chi, come chi soffre di questi disturbi, per le proprie irregolarità mestruali ha potenzialmente qualche chance in meno di procreare. Quindi, protezione prima di tutto.

TUMORE DELLA TIROIDE, UNA "SPIA" PREDICE SE L'OPERAZIONE E' ANDATA BENE


Eliminare tutte le cellule cancerose è un obiettivo fondamentale per curare il carcinoma midollare tiroideo. Il test della calcitonina può aiutare i chirurghi


MILANO - Come poter essere certi di aver asportato tutto il tumore durante l’intervento? È una domanda cruciale per molti chirurghi specialisti in oncologia, perché eliminare ogni residuo di malattia è spesso fondamentale per la guarigione dei pazienti o per le loro future possibilità di cura. Uno studio pubblicato di recente sul Journal of Clinical Endocrinology Metabolismprova a dare una risposta per quanto riguarda una forma particolare di cancro della tiroide, il carcinoma midollare. Una patologia poco aggressiva per la quale, però, l’unica terapia efficace è l’asportazione totale della lesione cancerosa e dell’intera ghiandola tiroidea.
NIENTE SINTOMI - Una neoplasia rara (rappresenta circa il 10 per cento dei tumori tiroidei nel loro insieme, più o meno sono 200 i nuovi casi diagnosticati ogni anno in Italia), quella midollare, che ha un’evoluzione lenta e che, siccome non dà sintomi evidenti, viene per lo più scoperta quando ha già raggiunto dimensioni notevoli, tanto da rendersi evidente ai malati stessi come un nodulo sul collo palpabile al tatto. «Con l’intervento chirurgico e la successiva terapia al radioiodio più o meno il 95 per cento dei malati con un tumore della tiroide guarisce definitivamente - dice Luciano Pezzullo, autore della ricerca e responsabile della Chirurgia della tiroide e delle paratiroidi all’Istituto Nazionale dei Tumori Fondazione Pascale di Napoli -. Ma ci sono forme infrequenti, come quella midollare, che si dimostrano insensibili alla chemio e alla radioterapia. Per questo il successo dell’operazione è ancora più importante».
CALCITONINA - La prognosi del carcinoma tiroideo midollare, dunque, dipende dalla completezza del primo trattamento chirurgico. Ma ad oggi per i medici non è possibile capire se l’asportazione eseguita sia completa oppure no. I ricercatori hanno così deciso di analizzare su 20 pazienti l’affidabilità di un test intraoperatorio effettuato con la calcitonina (un ormone prodotto dalla tiroide, che se presente in quantità in eccessive è spia di un tumore). «Abbiamo paragonato - spiega Pezzullo - i livelli di calcitonina prima della tiroidectomia con quelli presenti nel paziente mezz'ora dopo l’intervento: se la calcitonina è dimezzata o più significa che l’intervento è riuscito, altrimenti dev’esserci il sospetto che ci siano dei residui di malattia».

mercoledì 24 novembre 2010

BIOLOGIA MOLECOLARE: PREMIO EUROPEO AD UN PALERMITANO

PALERMO. Davide Corona, 39 anni, ricercatore palermitano dell'Istituto Telethon Dulbecco, è tra i 21 giovani ricercatori europei premiati quest'anno dall'Embo, l'organizzazione europea per la biologia molecolare che promuove la buona scienza tra i più meritevoli del Vecchio Continente e mette loro a disposizione gli strumenti per collaborare fra loro, aggiornarsi e soprattutto far emergere i talenti nascenti. I vincitori ricevono per tre anni un finanziamento annuale di 15 mila euro e una serie di agevolazioni.
Corona e il suo gruppo di ricerca a Palermo, si propongono di studiare quelle macchine molecolari che all'interno delle cellule umane hanno il compito di rendere più o meno accessibile il Dna e di capire come i difetti di questo sistema possano essere alla base di svariate malattie epigenetiche umane. «Sono molto felice di questo riconoscimento arrivato a me e al mio gruppo - ha detto Corona - è la dimostrazione di come anche in un momento così delicato per la ricerca italiana ci si possa distinguere a livello internazionale semplicemente portando avanti i valori della meritocrazia».

Asp DI PALERMO: ECCO I 10 NUOVI DIRETTORI

PALERMO. "L'Azienda ha puntato su dirigenti che, dopo un fruttuoso e unanimemente apprezzato  lavoro nei servizi distrettuali, sono certamente in grado di affrontare la rivoluzione organizzativa e culturale voluta dalla legge regionale 5, senza trascurare, tuttavia, l'opportuna presenza di alcune professionalità che, grazie alla loro esperienza, sono ritenute valide per dare un apporto in questa fase di 'traghettamento'". Lo dice il direttore generale dell'Asp di Palermo, Salvatore Cirignotta, a proposito della nomina provvisoria dei direttori dei vari distretti territoriali.
L'azienda ha nominato dieci direttori di distretto: Antonino Di Paola (Cefalù), Salvatore Russo (Carini), Filippo Grippi (Petralia Sottana), Gaetano Cimò (Misilmeri), Gaetano Buccheri (Termini Imerese), Vincenzo Lima (Lercata Friddi), Giovanni Settepani (Bagheria), Salvatore Vizzi (Corleone), Giuseppa Scarpello (Partinico), Francesco Cerrito (Palermo). Per il distretto di Palermo sono stati nominati Marina Falci all'Enrico Albanese, Gioacchino Oddo alla Guadagna, Maria Silvana Muscarella al Biondo.
"In attesa di espletare le procedure previste per l'assegnazione definitiva degli incarichi - ha aggiunto il manager dell'Azienda - non era più rinviabile, dopo l'adozione dell'atto aziendale, l'attuazione dell'assetto voluto dalla legge 5. A breve saranno assegnate, sempre in via provvisoria, le restanti strutture complesse dei dipartimenti centrali e della rete Pta. Sicuramente, non si può perdere tempo dietro ad  illazioni di stampo gattopardesco avanzate ad arte".

STUDENTI CONTRO LA GELMINI; LICEI OCCUPATI A PALERMO

Ventuno istituti del capoluogo sono in stato di agitazione. Protesta anche alla facoltà di Lettere e giovedì è prevista una manifestazione


PALERMO. Non si ferma la protesta degli studenti palermitani contro la riforma della scuola voluta dal ministro Maria Stella Gelmini e ventuno istituti del capoluogo sono in stato di agitazione. In diversi casi gli studenti hanno votato per l'occupazione, così come è successo anche nella facoltà di Lettere di Palermo. Anche in questo caso, gli universitari protestano contro un provvedimento firmato dal ministro Gelmini: il ddl per la riforma degli atenei che dovrebbe essere votato alla Camera entro il 25 novembre.
Occupati anche il liceo classico Umberto I di Palermo, la succursale del liceo classico Garibaldi, lo scientifico Cannizzaro, i licei artistici Catalano e Regina Margherita.
Occupazione bianca al Meli con lezioni la mattina, assemblee nel pomeriggio e presidio notturno degli studenti. In alcuni casi, gli studenti non solo contestano i contenuti della riforma Gelmini ma anche le carenze strutturali e di servizi delle loro scuole. Domani mattina, inoltre, i rappresentanti degli istituiti che hanno iniziato la protesta si riuniranno in assemblea per concordare la manifestazione che si svolgerà giovedì prossimo.
"Vogliamo sottolineare con forza la nostra contrarietà alla decisione del ministro Gelmini di finanziare con 240 milioni di euro le scuole paritarie - dice Attilio Costa, coordinatore del movimento “Per una protesta libera”, che raccoglie 17 istituti -, crediamo che in un momento di crisi in cui mancano fondi per l'edilizia scolastica e per i laboratori sia scellerato stanziare questo fondo destinato alle famiglie che iscriveranno i propri figli alle scuole paritarie".
Particolarmente turbolenta la situazione del liceo Umberto I, dove qualche settimana fa tre studenti che facevano volantinaggio erano stati arrestati. "Il preside - dice la madre di uno degli studenti - dopo che i ragazzi hanno votato per l'occupazione, ha preso i cognomi di sedici maggiorenni chiedendo agli insegnati di mettergli 6 in condotta, al rifiuto dei docenti, ha segnalato i nomi alla Digos".
Al Garibaldi il collegio dei docenti ha approvato una mozione in cui respinge l'occupazione come forma di protesta, chiede di ripristinare le normali attività didattiche e concede agli studenti l'utilizzo nelle ore pomeridiane della succursale fino al 25 novembre, data in cui è prevista la discussione in aula alla Camera del disegno di legge Gelmini sull'università, per attività di approfondimento e studio delle proposte di riforma.
Si schiera a favore degli studenti l'assessore regionale all'Istruzione, Mario Centorrino. "Le occupazioni di molte scuole a Palermo in molti casi sono vere e propri esempi di democrazia e autoregolamentazione - ha detto l'assessore a margine del convengo “La scuola è il futuro” organizzato dal Pd a Palermo - Servono anche a innestare a scuola temi importanti di dibattito politico e sono una formidabile fonte di aggregazione fra giovani. Naturalmente tutto questo non deve andare a discapito dello studio e della qualità della formazione". 
Molto critica anche la responsabile nazionale scuola del Pd, Francesca Puglisi."Quando è nata la Pantera si lottava per migliorare l'esistente, adesso si lotta per difendere l'esistente. Questo governo - ha detto - sta tagliando il futuro dei nostri giovani, la scuola è stata massacrata: 8 miliardi di tagli, 133 mila posti".

VIOLAZIONE ANONIMATO: A RISCHIO TEST DI INGRESSO MEDICINA MESSINA

Dopo il ricorso di una ventina di studenti e dell'Udu, il Tar ha deciso di mettere chiarezza sulla vicenda. Il concorso potrebbe essere annullato


MESSINA. Il Tar della Sicilia, sezione di Catania, ha chiesto alle commissioni dell'università di Messina, che si sono occupate della selezione del 2010 per i test d'ingresso a Medicina, una relazione scritta sulle prassi adottate.  Dopo il ricorso di una ventina di studenti e dell'Udu, il Tar ha deciso di mettere chiarezza sulla vicenda.

I concorrenti, secondo gli avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, sarebbero stati identificati nominativamente al momento di sostenere la prova, anziché con un codice a barre che ne avrebbe reso impossibile l'identificazione, violando il principio di anonimato. Gli avvocati hanno presentato le copie autentiche degli atti del concorso e il Tar aspetta adesso la relazione delle commissioni. e il tribunale amministrativo si dovesse pronunciare contro l'università, il concorso potrebbe essere annullato. Il procedimento è stato rinviato al 13 gennaio.

articolo pubblicato da http://www.gds.it/

STATINE: SARANNO EFFICACI COME ANTIBIOTICI?

Non solo colesterolo. Le statine, la classe di farmaci più efficace e adoperata contro i grassi nel sangue, potrebbero nascondere un'altra proprietà: sarebbero in grado ridurre il rischio di infezioni batteriche come quelle che stanno sotto polmonite e sepsi. Per la prima volta, i ricercatori americani hanno osservato come i fagociti, tipi di globuli bianchi che uccidono e spazzano via batteri e altri microrganismi esterni - comprese le cellule morte -, diventino più attivi se esposti alle statine. L'effetto antibiotico indiretto è stato descritto dal team di Victor Nizet della Facoltà di Farmacia della San Diego School of Medicine.
Ma come entrano in azione i globuli bianchi rinforzati dalle statine? Sorprendentemente, i fagociti non sembrano entrare in contatto diretto con i batteri, ma creerebbero delle trappole extra-cellulari composte da filamenti di Dna integrati da peptidi antimicrobici ed enzimi: insomma, delle “reti” biochimiche in grado di intrappolare e mettere fuori uso i batteri prima che si diffondano mell'organismo.
Il team di Nizet ha testato nei topi gli effetti contro lo Stafilococco aureus, agente patogeno sempre più resistente all'azione dei tradizionali antibiotici. L'efficacia dei fagociti stimolati dalle statine è stata più efficace.

IL TRIANGOLO MALEDETTO PER IL TUMORE ALLO STOMACO

Sono 12.500 gli italiani che ogni anno si trovano a fare i conti con una diagnosi di tumore allo stomaco e 7.500 quelli che ne muoiono. Una neoplasia poco conosciuta, nonostante sia il quarto big killer tra le varie forme di cancro e fra le più "prevenibili", perché particolarmente sensibile agli stili di vita sbagliati. A richiamare l’attenzione contro il fumo, l’eccesso di alcol e, soprattutto, una dieta scorretta sono gli oncologi dell’Associazione italiana oncologia medica (Aiom) riuniti per il congresso nazionale nei giorni scorsi a Roma, durante il quale hanno annunciato anche l’uscita in libreria di una guida pratica con i consigli per prevenire la malattia.
CARNI ROSSE E INSACCATI - Il ruolo chiave dell’alimentazione è provato dalle differenze regionali nella classifica dell’incidenza del carcinoma gastrico, che vede in testa regioni a forte consumo di insaccati e carni rosse specie se cotte alla brace. Il triste primato va infatti all’Umbria, con 28 casi ogni 100mila abitanti negli uomini e 13 nelle donne, seguita da Marche, Emilia-Romagna e Lombardia. Nelle Isole, patria della dieta mediterranea, l’incidenza è invece esattamente della metà (il record positivo va alla Sardegna con rispettivamente 11 e 5 casi ogni 100mila abitanti). «Si parla di un vero e proprio "triangolo maledetto", che ha i suoi vertici a Perugia, Pesaro e bassa Romagna - spiega Marco Venturini, presidente eletto Aiom -. In particolare si studia fin dagli anni '80 il caso di San Marino, che presenta tassi di incidenza pari al Giappone, Stato con la più alta diffusione di questa malattia al mondo. Fra le ipotesi delle cause, c’è anche una componente ambientale, con un’alta concentrazione di nitriti nelle acque. In queste zone si registra pure una più alta mortalità attribuibile a diversi fattori: mancata prevenzione, diagnosi spesso tardiva e limitata efficacia delle terapie ad oggi disponibili».
DIAGNOSI PRECOCE - L’informazione, sottolineano gli esperti, è fondamentale perché per avere maggiori possibilità di cura è indispensabile scoprire la neoplasia ai primi stadi. «La gastroscopia può essere utile per una diagnosi precoce, ma non può essere effettuata di routine» precisa Venturini. Esistono però alcune condizioni "pericolose" che possono giustificare la prescrizione di esami specifici: la familiarità, l’infezione da Helicobacter Pylori, la gastrite cronica, la presenza di ulcere e polipi. Individuare il tumore fin dall’inizio può fare la differenza: «Oggi infatti - aggiunge Carmine Pinto, coordinatore del progetto Aiom sul tumore allo stomaco - la sopravvivenza dopo cinque anni è solo del 30 per cento perché la malattia viene scoperta in genere in fase molto avanzata. Si stanno però registrando importanti progressi nei trattamenti - continua l’oncologo - in particolare grazie a un farmaco mirato su bersagli cellulari (trastuzumab) che ha dimostrato, in combinazione con la chemioterapia tradizionale, di allungare la sopravvivenza nei pazienti con tumori metastatici HER2 positivi, che rappresentano circa il 16 per cento del totale dei malati con carcinoma gastrico». Per ribadire il ruolo cruciale della prevenzione, infine, gli specialisti ricordano che fra i principali responsabili di questa forma di cancro, oltre all’esagerata quantità di carni rosse, ci sono i cibi affumicati, salati e conservati, l’abuso di alcolici e il fumo. Bisogna poi prestare attenzione alle tecniche di cottura: meglio usare con estrema moderazione la griglia, la frittura, ma anche la pentola a pressione. L’alta temperatura cui l’alimento è sottoposto distrugge infatti elementi nutritivi importanti come la vitamina C, che ha un effetto protettivo contro il cancro, proprio come frutta, verdura, legumi e fibre.

martedì 23 novembre 2010

SVOLTA PER LA CURA DEL TUMORE AL CERVELLO

(ANSA) - ROMA, 21 NOV - Grazie a scienziati italiani e' stata scoperta' l''arma segreta' di uno tra i tumori piu' aggressivi, il glioblastoma, cancro al cervello che quasi sempre non lascia speranze ai malati: questo tumore e' cosi' aggressivo perche' si costruisce da se' i vasi sanguigni che lo nutrono, a partire da cellule staminali tumorali che si trasformano in 'cellule endoteliali', ovvero cellule delle pareti dei vasi. Una scoperta importantissima che potrebbe rappresentare una svolta nella cura.

AIDS: ECCO LA PILLOLA DEL GIORNO PRIMA

(ANSA) - ROMA, 23 NOV - Ecco la 'pillola del giorno prima' per prevenire l'infezione da virus Hiv negli uomini. Il farmaco - da prendere una volta al giorno - e' stato testato con uno studio internazionale che ha dimostrato un calo del 70% del rischio di contrarre l'infezione nel campione di uomini cui la pillola e' stata somministrata quotidianamente. 'Potrebbe essere destinata alla popolazione a piu' alto rischio di contagio - ha detto Stefano Vella dell'ISS - ma non si puo' pensare ad un suo utilizzo generalizzato'.

sabato 20 novembre 2010

A TAORMINA SI STUDIA CON L'Ipad

In una scuola media gli studenti avranno a disposizione le nuove tecnologie che sostituiranno i libri di testo in classe. Il progetto è finanziato dal ministero dell'Istruzione che ha concesso gli apparecchi in comodato d'uso


TAORMINA. Da oggi gli studenti di una scuola media di Taormina non saranno più puniti se non si porteranno i libri di testo in classe. Arrivano, infatti, gli e-book anche nelle scuole siciliane. I venti studenti che frequentano la seconda B della scuola media di Taormina, da oggi avranno a disposizione un moderno Ipad attraverso il quale potranno consultare i libri scolastici da poter lasciare a casa, allegerendo notevolmente il peso della cartella. Potranno anche connettersi a Internet tramite la rete wi-fi della scuola.
Il progetto è finanziato dal ministero per l'Istruzione che ha concesso in comodato d'uso gli apparecchi tecnologici agli alunni. A consegnare gli Ipad con gli e-book ai genitori degli studenti, che ne saranno legalmente responsabili, sono stati il preside della scuola, Santi Albano, e il referente del progetto, il professore Felice Lombardo.
L'innovazione tecnologica introdotta a scuola permetterà senza dubbio alle famiglie degli studenti di risparmiare sui libri di testo. La letteratura italiana fino a buona parte del novecento, ovvero più o meno dove si fermano i programmi dei licei, è ormai libera dal copyright decennale. Così, grazie al progetto Gutenberg (che raccoglie tutte le principali opere della letteratura mondiale che non sono più coperte dal diritto d'autore e le mette a disposizione di chiunque in formato di e-book gratuito) si può trovare di tutto senza troppi problemi e a costo zero in rete.
Non è la prima volta che avviene in Italia. Già dall'inizio di quest'anno scolastico anche in un istituto superiore di Bergamo, gli studenti erano stati forniti di Ipad e e-book. L'obiettivo del progetto è quello di verificare se le nuove tecnologie potessero essere utili nella metodologia didattica.

PALERMO, OCCUPATA LA SUCCURSALE DEL GARIBALDI

La decisione degli studenti del liceo classico durante l’assemblea. “L’istituto ha carenze strutturali e la palestra è inagibile”


PALERMO. Gli studenti del liceo classico Garibaldi di Palermo hanno occupato la succursale della scuola in via Generale Arimondi. La decisione è stata presa durante l'assemblea che si è svolta stamattina. “Abbiamo occupato per le carenze strutturali della nostra scuola - dice Bianca Giammanco, della rete studenti medi e studentessa del liceo - la palestra è inagibile e non abbiamo neanche uno spazio per le assemblee. Questa protesta rientra tra le mobilitazioni degli studenti contro la riforma della scuola del ministro Gelmini, che taglia risorse, mentre i nostri istituti cadono a pezzi".         

articolo pubblicato da www.gds.it

mercoledì 17 novembre 2010

HAI SEMPRE L'ACQUOLINA IN BOCCA? DIFFICILE RISPETTARE LA DIETA


Chi mantiene la disciplina produce meno saliva e resiste alle tentazioni golose, innescando un circolo virtuoso

MILANO - Mai farsi venire l'acquolina in bocca, se si vuol davvero stare a dieta. Perché quando di fronte a un cibo-tentazione si accende il riflesso condizionato, siamo già a un passo dal mettercelo in bocca vanificando tutti i buoni propositi. Chi davvero riesce a rispettare le diete invece è come "immune" dall'effetto acquolina in bocca: abituandosi a evitare gli alimenti calorici e proibiti si innescano infatti meccanismi che riducono la salivazione, rendendo così meno probabile mangiare un cibo goloso, nel caso ci si trovasse davanti.
STUDIO - A dimostrarlo è una ricerca condotta da Anita Jansen, ricercatrice al Dipartimento di Psicologia Clinica dell'università di Maastricht, pubblicata sulla rivista Psychotherapy and Psychosomatics. La Jansen ha coinvolto 23 persone: 11 erano ex-obesi che avevano perso peso da soli e negli ultimi sei mesi non lo avevano riguadagnato; 12 erano persone che, nonostante gli sforzi per mettersi a dieta, non avevano perso un chilo negli ultimi sei mesi. In tutti è stata indagata la capacità di rifiutare cibi gustosi e ipercalorici, scoprendo innanzitutto che chi era riuscito a restare a dieta con successo sapeva trattenersi meglio degli altri. Poi, la Jansen ha misurato quanta saliva producessero gli uni e gli altri di fronte alla fotografia di alimenti golosi, dopo aver chiesto ai partecipanti di tenere a mente le foto per un test di memoria. «Questo stratagemma ci è servito per evitare il fenomeno dell'"evitamento cognitivo", ovvero la possibilità che i soggetti cercassero, più o meno volontariamente, di distogliere la propria attenzione dai cibi tentatori», spiega la Jansen.
SALIVAZIONE -  i risultati sono chiari: chi aveva fallito con le diete si ritrovava molta più acquolina in bocca rispetto a chi invece era riuscito a rimanere a dieta e quindi a perdere peso. Di fronte a un alimento calorico e gustoso i primi avevano una salivazione molto più accentuata, i secondi esibivano una produzione di saliva assai ridotta. In realtà, questa capacità di non reagire di fronte alle tentazioni si affina con il tempo ed è il risultato di una sorta di circolo virtuoso che si instaura grazie alla forza di volontà di chi riesce a stare a dieta, per davvero. «Chi si impegna e riesce a rispettare le regole della dieta, osservando il regime alimentare prescelto ogni giorno, innesca meccanismi biologici automatici che portano a diminuire o addirittura azzerare la salivazione anche in presenza di tentazioni irresistibili. E avere poca acquolina in bocca di fronte a cibi calorici significa riuscire a trattenersi più a lungo e meglio dal mangiarli - spiega Jansen -. Probabilmente chi riesce a stare a dieta riduce la salivazione in risposta al cibo, chi invece non ce la fa e alterna periodi di osservanza stretta della dieta ad altri in cui ci si lascia più andare sembra favorire un aumento della risposta automatica al cibo, che rende più difficile rinunciare a mangiare. Non riacquistare il peso perso pare davvero tutta questione di liberarsi dal fenomeno "acquolina in bocca": chi riesce a non avere questa risposta automatica di fronte al cibo resterà a dieta più facilmente e a lungo», conclude Jansen.